Totò.
Lo faccio con tutto il cuore, credetemi. Per me, mio fratello è tutto! La casa è per lui, non è per me....
Rosaria.
Già, perchè lei se ne sta tutto il giorno in farmacia....
Totò.
No, non per questo. Anche lui, poverino, allora, è tutto il giorno in giro per le sue visite.... La casa, cara Rosaria, credete a me, non è mai quella che ci facciamo noi e che ci costa tanti pensieri e tante cure. La vera casa, quella di cui sentiamo il sapore quando si dice casa.... un sapore che nel ricordo è così dolce e così angoscioso, la vera casa è quella che altri fece per noi, voglio dire nostro padre, nostra madre, coi loro pensieri e le loro cure. E anche per loro, per nostro padre e nostra madre, la casa, la vera casa per loro, qual’era? Ma quella dei loro genitori, non già quella ch’essi fecero per noi.... È sempre così.... Oh, ma ecco qua Paolino.
SCENA SECONDA. Paolino e detti.
Il signor Paolino entrerà precipitosamente dall’uscio a destra. È un uomo sulla trentina, vivacissimo, ma di una vivacità nervosa, che nasce da insofferenza. Tutte le passioni, tutti i moti dell’animo traspajono in lui con una evidenza che avventa. Subitanei scatti e cangiamenti di tono e d’umore. Non ammette repliche e taglia corto.
Paolino.
(al signor Totò).