Ma lei, professore, lei piuttosto, mi scusi, lei, lei come può parlar così?

Toti.

Hai ragione.... hai ragione.... hai ragione....

Rompe in un pianto disperato, buttandosi sul divano e abbracciandosi forte forte il bambino, che, sentendolo piangere, è accorso a lui.

Ah povero Ninì mio.... povero piccino mio.... che sciagura.... che rovina.... E che ne sarà della tua mammina ora? che ne sarà di te, Ninì, bello mio.... con una mammina come la tua.... senza esperienza.... senza più chi l'assista e chi la guidi?... Ah, che baratro!... che baratro!...

Sollevando il capo con fierezza, rivolto a Giacomino.

Piango, perchè mio è il rimorso; piango, perchè io t'ho protetto; io t'ho accolto in casa; io ho parlato a lei di te in modo da toglierle ogni scrupolo d'amarti! E ora che lei t'amava sicura.... madre di questo bimbo qua.... ora, tu....

Balza in piedi terribile, risoluto, convulso.

Pensaci, Giacomino! Io sono buono, ma appunto perchè sono così buono, se vedo la rovina d'una povera donna, la rovina tua, la rovina di questa creatura innocente, io divento capace di tutto! Pensaci, Giacomino! Io ti faccio cacciar via dalla Banca! Ti butto di nuovo in mezzo a una strada!

Giacomino.