E lancerà un'occhiata al Primo Attore.

Il capocomico (al Padre). Ma bisogna che lei si spieghi chiaramente.

Si metterà a sedere.

Il padre. Ecco, sì. Veda, signore, c'era con me un pover'uomo, mio subalterno, mio segretario, pieno di devozione, che se la intendeva in tutto e per tutto con lei,

indicherà la Madre

senz'ombra di male—badiamo!—buono, umile come lei, incapaci l'uno e l'altra, non che di farlo, ma neppure di pensarlo, il male!

La figliastra. Lo pensò lui, invece, per loro—e lo fece!

Il padre. Non è vero! Io intesi di fare il loro bene—e anche il mio, sì, lo confesso! Signore, ero arrivato al punto che non potevo dire una parola all'uno o all'altra, che subito non si scambiassero tra loro uno sguardo d'intelligenza; che l'una non cercasse subito gli occhi dell'altro per consigliarsi, come si dovesse prendere quella mia parola, per non farmi arrabbiare. Bastava questo, lei lo capisce, per tenermi in una rabbia continua, in uno stato di esasperazione intollerabile!

Il capocomico. E perché non lo cacciava via, scusi, quel suo segretario?

Il padre. Benissimo! Lo cacciai difatti, signore! Ma vidi allora questa povera donna restarmi per casa come sperduta, come una di quelle bestie senza padrone, che si raccolgono per carità.