La figliastra. Eh, altro! Piccina piccina, sa? con le treccine sulle spalle e le mutandine più lunghe della gonna—piccina così—me lo vedevo davanti al portone della scuola, quando ne uscivo. Veniva a vedermi come crescevo.
Il padre. Questo è perfido! Infame!
La figliastra. No, perché?
Il padre. Infame! Infame!
Subito, concitatamente, al Capocomico, in tono di spiegazione:
La mia casa, signore, andata via lei,
indicherà la Madre
mi parve subito vuota. Era il mio incubo; ma me la riempiva! Solo, mi ritrovai per le stanze come una mosca senza capo. Quello lì,
indicherà il Figlio
allevato fuori—non so—appena ritornato in casa, non mi parve più mio. Mancata tra me e lui la madre, è cresciuto per sè, a parte, senza nessuna relazione né affettiva né intellettuale con me. E allora (sarà strano, signore, ma è così), io fui incuriosito prima, poi man mano attratto verso la famigliuola di lei, sorta per opera mia: il pensiero di essa cominciò a riempire il vuoto che mi sentivo attorno. Avevo bisogno, proprio bisogno di crederla in pace, tutta intesa alle cure più semplici della vita, fortunata perché fuori e lontana dai complicati tormenti del mio spirito. E per averne una prova, andavo a vedere quella bambina all'uscita della scuola.