La figliastra. Già! Mi seguiva per via: mi sorrideva e, giunta a casa, mi salutava con la mano—così! Lo guardavo con tanto d'occhi, scontrosa. Non sapevo chi fosse! Lo dissi alla mamma. E lei dovette subito capire ch'era lui.

La Madre farà cenno di sì col capo.

Dapprima non volle mandarmi più a scuola, per parecchi giorni. Quando ci tornai, lo rividi all'uscita—buffo!—con un involtone di carta tra le mani. Mi s'avvicinò, mi carezzò; e trasse da quell'involto una bella, grande paglia di Firenze con una ghirlandina di roselline di maggio—per me!

Il capocomico. Ma tutto questo è racconto, signori miei!

Il figlio (sprezzante). Ma sì, letteratura! letteratura!

Il padre. Ma che letteratura! Questa è vita, signore! Passione!

Il capocomico. Sarà! Ma irrappresentabile!

Il padre. D'accordo, signore! Perché tutto questo è antefatto. E io non dico di rappresentar questo. Come vede, infatti, lei

indicherà la Figliastra

non è più quella ragazzetta con le treccine sulle spalle—