PALMA

Se tutto è passato, finito!

LORI

Ma appunto per questo! Perchè tutto è finito, non posso più vivere! Se è finito! se non posso più distruggerlo quello che sono stato per gli altri! È qua — in questo mio corpo — in questi miei occhi che guardavano senza vedere chi ero per tutti; in questa mano che porgevo, senza sapere che apparteneva a uno, di cui tutti ridevano o avevano schifo! Come faccio più ora a guardare la gente? a porgere questa mano? Ne ho io, ora, schifo e raccapriccio! Di me stesso, sì, quale ora mi vedo e mi tocco: — uno che non sono io, che non sono stato mai io — e da cui non mi par l’ora di fuggire! non mi par l’ora! (accenna così dicendo, smarritamente, di volersene andare) non mi par l’ora!

SALVO

(parandoglisi davanti per impedirglielo) Ma che vorresti fare?

LORI

(lo guarda, come trasognato — poi, sovvenendosi): Ah, sì: oltre a questa, un’altra cosa. Me ne scordavo. L’unica che possa fare contro te. E la faccio, non perchè me n’importi; la faccio per provarti che non sono un imbecille. Mi vendico, sì, a freddo, mi vendico nell’unico modo che mi sia possibile ormai: facendo a te ciò che tu hai fatto a me: lasciarti vivo, ma come tu hai lasciato vivere me, senza più la stima di nessuno, dimostrando che il miserabile sei tu, tu! (Voltandosi a Palma e a Flavio) È lui, questo che tu ti sei gloriata d’avere per padre, un miserabile, non solo per quello che ha fatto a me, ma anche, sai? perchè è un ladro!

SALVO

(facendoglisi sopra, minaccioso) Che?