— Canta, — diceva il vecchio.
— Ma che canta! — rimbeccava lei, con una scrollata di spalle. — Te ne sta zufolando di cotte e di crude! È arrabbiatissimo!
E accorreva per calmarlo. Ma che calmare! Scattava via di qua, di là, proprio impermalito, ecco, e con ragione, con ragione perchè gli doveva parere di non esser considerato in quei momenti lì.
E il bello era che il nonno, non solo si pigliava tutti quei rimbrotti senza dire alla nonna che lo sportellino a scatto della gabbiola era chiuso e che forse il cardellino pigolava così lamentosamente per questo, ma piangeva sentendo parlare a quel modo la sua vecchia appresso al cardellino, piangeva e riconosceva tra sè, crollando il capo tra le lagrime:
— Poverino, ha ragione.... poverino, ha ragione.... non si sente considerato!
Lo sapeva bene infatti, il nonno, che cosa volesse dire non sentirsi considerati. Tutti e due, poveri vecchi, non eran considerati da nessuno ed erano messi alla berlina, perchè non vivevano più d'altro ormai che di quel cardellino lì, e perchè si condannavano a star perpetuamente con tutte le finestre chiuse; e lui anche, il vecchio nonno, a non metter più il naso fuori della porta, perchè era vecchio sì e piangeva lì in casa come un bambino, ma oh! mosche sul naso non se n'era fatte posar mai, e se qualcuno, per via, avesse avuto la cattiva ispirazione di farsi beffe di lui, la vita (ma che prezzo ormai aveva più la vita per lui?) come niente, come niente se la sarebbe giocata.... Sissignori, per quel cardellino lì, se qualcuno avesse avuta la cattiva ispirazione di dirgli qualche cosa.... Tre volte, in gioventù, era stato proprio a un pelo.... là, o la vita o la libertà! Ah, ci metteva poco lui a perder la vista degli occhi....
Ogni qual volta questi propositi violenti gli s'accendevano nel sangue, s'alzava il vecchio nonno, spesso col cardellino su la spalla, e andava a guatare con occhi truci dai vetri della finestra le finestre delle case dirimpetto.
Che fossero case, quelle lì dirimpetto; che quelle fossero finestre, coi vetri intelajati, le ringhierine, i vasi di fiori e tutto; che quelli su fossero tetti con fumaiuoli, tegole, grondaje, non poteva mica dubitare il vecchio nonno che sapeva anche a chi appartenevano, quelle case, chi vi stava, come ci si viveva.... Il guajo era che la domanda, la domanda, che cosa fossero invece per il cardellino che gli stava accoccolato su la spalla, quella sua casa e quelle altre case dirimpetto, e anche là per quel magnifico gattone bianco soriano, che se ne stava tutto aggruppato sul davanzale di quella finestra di contro, con gli occhi chiusi a crogiolarsi al sole, non gli s'affacciava per nulla alla mente. Finestre? vetri? tetti? tegole? casa mia? casa tua? Per quel gattone bianco lì che dormiva al sole, casa mia? casa tua? Ma se poteva entrarci, tutte erano sue! Case? Che case! posti, posti dove si poteva rubare; posti dove si poteva dormire più o meno comodamente; o fingere anche di dormire.... Già! Perchè quei due vecchi nonni tenevano sempre le finestre chiuse e chiusa la porta di casa, credevano ora che un gatto, volendo, non potesse trovare un'altra via per entrare a mangiarsi quel cardellino lì?.... E doveva sapere quel gatto che il cardellino era tutta la vita di quei due vecchi nonni perchè era stato della nipotina morta che lo aveva così bene ammaestrato a svolar per casa fuori della gabbia? e doveva sapere anche che il vecchio nonno, una volta che lo aveva sorpreso dietro una delle finestre a spiare tutto intento attraverso i vetri chiusi il volo spensierato di quel cardellino per la stanza, era andato furente ad ammonir la padrona che guaj, guaj se un'altra volta lo avesse sorpreso lì? Lì? quando? come? La padrona.... i nonni.... la finestra.... il cardellino?...
E così, un giorno, se lo mangiò — ma sì, quel cardellino che per lui poteva anche essere un altro — se lo mangiò entrando in casa dei due vecchi, chi sa come, chi sa donde.... La nonna — era quasi sera — intese appena, di là, come un piccolo squittìo, un lamento; il nonno accorse, intravide una cosa bianca che s'avventava scappando per la cucina e, per terra, sparse, alcune piccole piume del petto, le più tènere, che, mossa l'aria al suo entrare, si scossero lievi, lì sul pavimento. Che grido! E trattenuto invano dalla sua vecchia, s'armò, corse come un pazzo in casa della vicina. No, non la vicina, il gatto, il gatto voleva uccidere il vecchio, là, sotto gli occhi di lei; e sparò nella saletta da pranzo, come lo vide lì quieto a seder sulla credenza, sparò una, due, tre volte, fracassando le stoviglie, finchè non accorse, armato anche lui, il figlio della vicina, che sparò sul vecchio....
Una tragedia. Fra grida e pianti il nonno fu trasportato moribondo, ferito al petto, alla sua casa, alla sua vecchia.