— Eh, ma anche il diploma, donna Mimma, — le risponde sospirando il farmacista, col quale, passando, s'è lagnata del voltafaccia del medico.

— E io che ho diploma forse? — esclama allora donna Mimma, sorridendo e giungendo per le punte delle dita le due manine coi mezzi guanti di filo. — E trentacinque anni sono, trentacinque, che tutti quanti siete qua, e pure voi, don Sarino, vi ho portati io, con la grazia di Dio, figliuoli miei; che n'ho fatti di viaggi a Palermo!... Ecco, ecco, guardate qua....

E donna Mimma si china a prendere tra quelle due manine, che quasi non pajono, ma che pure han tanta forza, un bel bimbone della strada, che s'è fermato innanzi alla farmacia, e lo leva alto, nel sole.

— Anche questo! E quanti ne vedete, tutti io! Sono andata a comperarvi tutti io, a Palermo, senza diploma! Che serve il diploma?

Il giovane farmacista sorride.

— Va bene, donna Mimma, sì.... voi.... l'esperienza, certo.... ma....

E la guarda afflitto e impacciato e neanche lui ha il coraggio di farle intravvedere la minaccia che le pende sul capo.

Finchè dalla Prefettura del capoluogo le arriva una carta con tanto di stemma e tanto di bollo, mezza stampata e mezza scritta a mano, nella quale ella non sa legger bene, ma indovina che si parla del diploma che non ha, e che ai sensi degli articoli tali e tali.... È ancora dietro a decifrarla, quella carta, che una guardia la viene a invitare a nome del sindaco....

— La moglie? Così presto? — domanda donna Mimma, contrariata.

— No, al municipio, — risponde la guardia — per una comunicazione.