Dopo questa spiegazione, che lascia allocchita tutta la scolaresca, il professor Torresi si rivolge a donna Mimma e comincia a interrogarla.
Donna Mimma lo guarda sbigottita. Crede che parli turco. Costretta a rispondere, provoca in quelle quarantadue diavole così fragorose risate, che il professor Torresi vede in pericolo il suo prestigio di domatore. Grida, pesta sulla cattedra per richiamarle al silenzio, alla disciplina.
Donna Mimma piange.
Quando nell'aula si rifà il silenzio, il professore, indignato, fa una strapazzata, come se non avesse riso anche lui; poi si volta a donna Mimma e le grida che è una vergogna presentarsi a scuola in tale stato d'ignoranza, e una vergogna, ora, far lì la ragazzina alla sua età, con quel pianto.... Su, su, inutile piangere!
Donna Mimma ne conviene, dice di sì col capo, si asciuga gli occhi; se ne vorrebbe andare. Il professore la obbliga a rimanere.
— Sedete lì! E state a sentire!
Ma che sentire.... Non capisce nulla; credeva di saper tutto, dopo trentacinque anni di professione, e invece, ecco, non sa nulla, proprio nulla.... non capisce nulla!
— A poco a poco, non disperate! — la conforta il professore alla fine della lezione.
— Non disperate, a poco a poco.... — le ripetono le compagne impietosite, ora, dal pianto.
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