Ma a mano a mano che quella famosa conoscenza implicita, di cui il professor Torresi ha parlato, le diviene esplicita, donna Mimma — veder più chiaro? altro che veder più chiaro! — non riesce più a veder nulla.
Scomposta, sminuzzata l'idea della cosa, come prima la aveva in sè, intera, compatta, generale; si trova ora perduta in tanti minimi particolari, ciascuno dei quali ha un nome curioso, difficile, che ella non sa nemmeno proferire. Come ritenerli a memoria tutti quei nomi? Ci si industria con pazienza infinita, la sera, nella sua misera cameretta d'affitto, sillabando sul manuale, curva innanzi al tavolinetto su cui arde un lumino a petrolio.
— Bi — bis — cro — bis — crom — i — a — biscromia — biscromiale....
E riconosce, sì, a poco a poco, a scuola, riconosce con viva sorpresa a uno a uno, dopo molti stenti, tutti quei particolari, e scatta in comiche esclamazioni:
— Ma questo.... Gesù, si chiama così?
Ma la ragione di distinguerlo, di definirlo così, con quel nome, non la vede. Il professore gliela fa vedere; la costringe a vederla; ma allora quel particolare le si stacca ancora più dall'insieme; le s'impone come una cosa che stia a sè; e siccome son tanti e tanti quei particolari, donna Mimma ci si confonde, ci si perde, non si raccapezza più.
È una pietà vederla alle lezioni d'Ostetricia pratica, nella casa di maternità, quando il professore la chiama a una lezione di prova. Tutte le compagne la aspettano lì a quella prova, perchè lì ella è adesso nel campo della sua lunga esperienza. Ma sì! Il professore non vuole che ella faccia lì quello che sa fare, ma che dica quello che non sa dire; e se si tratta di fare e non di dire, non la lascia mica fare a suo modo, come tant'anni ha fatto, che sempre le è andata bene; ma secondo i precetti e le regole dell'igiene e della scienza, come punto per punto egli li ha insegnati; e allora donna Mimma, se si butta a fare, è sgridata perchè non osserva appuntino quei precetti e quelle regole; e se invece si trattiene e si sforza di badare a ogni precetto e a ogni regola, ecco, è sgridata perchè si smarrisce e si confonde e non riesce più a far nulla a dovere, con linda sveltezza, con precisione sicura.
Ma non soltanto tutti quei particolari e tutti quei precetti e tutte quelle regole la impacciano così. Un'altra, e più grave, nell'animo di lei, è la cagione di tutto quell'impaccio. Ella soffre come d'una violenza orrenda, che le sia fatta là dove più gelosamente è custodito per lei il senso della vita; soffre, soffre da non poterne più, allo spettacolo crudo, aperto di quella funzione che ella per tanti anni ha ritenuto sacra — perchè in ogni madre la vergogna e i dolori riscattano innanzi a Dio il peccato originale — soffre e vorrebbe anche lì coprirlo quanto più può, coi veli del pudore, quello spettacolo; e invece no, ecco, via tutti quei veli: il professore glieli butta all'aria e li strappa via brutalmente, quei veli che chiama d'ipocrisia e d'ignoranza; e la maltratta e la beffeggia con sconce parolacce, apposta; e quelle quarantadue diavole attorno, ecco, ridono sguajatamente alle beffe, alle parolacce del professore, senza nessun ritegno, senza nessun rispetto per la povera paziente, per quella povera madre meschina, esposta lì intanto, oggetto di studio e d'esperimento.
Avvilita, piena d'onta e d'angoscia, si riduce nella sua cameretta, alla fine delle lezioni, e piange e pensa se non le convenga di lasciare la scuola e di ritornarsene al suo paesello. Nel lungo esercizio della professione ha messo da parte un buon gruzzoletto, che le potrà bastare per la vecchiaja; se ne starà tranquilla, in riposo, a guardare soddisfatta attorno a sè tutti i bimbi del paese e i più grandicelli, ragazzette e ragazzetti, e i più grandicelli ancora, giovanette e giovanotti, e i loro papà e le loro mamme, tutti, tutti quelli che lei in tanti anni pur seppe portare alla luce, senza precetti e senza regole, da vecchia mammana delle favole, con la lettiga d'avorio. Ma allora, dovrà darla vinta a quella ragazzaccia là, che a quest'ora avrà preso certo il suo posto nel paesello, presso ogni famiglia, di prepotenza; restare a guardarla, lì, con le mani in mano? — Ah, no, no! — Qua: vincere l'avvilimento, soffocare l'onta e l'angoscia, per ritornare al paese col suo bravo diploma e gridarlo in faccia lì a quella sfrontata che le sa anche lei adesso le cose che dicono i professori, che un conto sono i misteri di Dio, e un altro conto, l'opera della natura....
Se non che, le sue manine esperte.... Ecco: donna Mimma se le rimira pietosamente, attraverso le lagrime. Saprebbero più muoversi ora, queste manine, come prima? Sono come legate da tutte quelle nuove nozioni scientifiche.... Tremano, le sue manine, e non vedono più. Il professore le ha dato gli occhiali della scienza, ma le ha fatto perdere, irrimediabilmente, la vista naturale. E che se ne farà domani donna Mimma degli occhiali, se non ci vede più?