Ora a terra, modesti, gli occhi per via; e poco male se una guardatina di tanto in tanto scappa di traverso maliziosa, o un sorrisetto scopre su le due guance codeste care fossette. Che zucchero!

Le signore mamme si sentono chiamar madame ( — Riverisco, madama! — A servirla, madama! — ) e sono tutte — poverine, con tanto di pancia — contente. Contente che ormai, a trattare con lei, è proprio come se sapessero parlare in lingua anche loro e le avessero familiari tutte le finezze e le “civiltà„ del Continente. Ma sì, perchè si sa, via, che in Continente usa così, usa cosà.... E poi, che è niente? la soddisfazione di vedersi spiegare tutto, punto per punto, come da un medico, coi termini precisi della scienza che non possono offendere, perchè la natura, Dio mio, sarà brutta, ma è così; Dio l'ha fatta così; e sono cose che si debbono sapere, per regolarsi, guardarsi da un bisogno, e poi anche, alle strette, ma almeno conoscere di che e perchè si soffre. Volere di Dio, sì certo; lo dice la Sacra Scrittura: — tu donna partorirai con gran dolore — ma che forse si manca di rispetto a Dio studiando la sapienza delle sue disposizioni? L'ignoranza di donna Mimma, poveretta, si contentava del volere di Dio e basta. Questa qua, ora, rispetta Dio lo stesso e poi per giunta spiega tutto, come Dio la ha voluta e disposta, la croce della maternità.

Dal canto loro i bambini, a sentirsi raccontare con ben altra voce e ben altre maniere la favola meravigliosa dei notturni viaggi a Palermo con la lettiga d'avorio e i cavalli bianchi sotto la luna, restano a bocca aperta, gli occhi sgranati, perchè — raccontata così — è proprio come se fosse loro letta o che la leggessero loro da sè in un bel libro di fiabe, di cui la fata eccola qua, balzata viva innanzi a loro, che la possono toccare: questa fata bella che in lettiga sotto la luna ci va davvero, se davvero porta loro da Palermo le sorelline nuove, i nuovi fratellini. La mirano; quasi la adorano; dicono:

— No: brutta donna Mimma! non la vogliamo più!

Ma il guajo è che non la vogliono più, ora, neppur loro, le donne del popolo, perchè donna Mimma con esse, roba di massa, si sbrigava senza tante cerimonie, le trattava come se non avessero diritto di lagnarsi anche loro delle doglie, e anche spesso, se s'andava per le lunghe, era capace di lasciarle per correre premurosa a dir pazienza a qualche signora, anch'essa soprapparto; mentre questa qua — oh amore di figlia! tutta bella, bella di faccia e di cuore! — gentile, paziente anche con loro, senza differenza; che se una signora manda subito subito a chiamarla, con garbo ma senza esitare risponde che così subito no, perchè ha per le mani una poveretta e non la può lasciare; proprio così! tante volte! E dire poi, una ragazza che non li ha mai provati finora questi dolori che cosa sono, saperli così bene compatire e cercare d'alleviarli in tutte, signore e poverette, allo stesso modo! E via il cappello e via tutte le frasche e le arie di signora con cui era venuta, per acconciarsi come loro, da poveretta, con lo scialle e il fazzoletto in capo, che le sta un amore!

Invece, donna Mimma.... che? col cappello? ma sì, correte, correte a vederla! è arrivata or ora da Palermo, col cappello, con un cappellone grosso così, Madonna santa, che pare una bertuccia, di quelle che ballano sugli organetti alla fiera! Tutta la gente è scasata a vederla; tutti i ragazzi di strada la hanno accompagnata a casa battendo i cocci, come dietro alla nonna di carnevale.

— Ma come, il cappello, davvero?

Il cappello, sì. O che non ha preso il diploma all'Università come la Piemontesa, lei? Dopo due anni di studii.... e che studii! I capelli bianchi ci ha fatto, ecco qua, in due anni, che prima di partire per Palermo li aveva ancora neri.... Studii, che il signor dottore, adesso, se si vuol provare un poco a discutere con lei, glielo farà vedere che non è più il caso di metterla nel sacco con quelle sue parole turchine, perchè le sa anche lei adesso, meglio di lui, le parole turchine, tutte a memoria, bene, una per una. Il cappello.... ma che stupidaggine di teste piccole di paese!... viene di diritto e di conseguenza il cappello dopo due anni di studii all'Università. Tutte lì, quelle che studiavano con lei, tutte quante lì lo portavano, e anche lei, dunque, per forza.... Sì, perchè adesso la professione dell'ostrè.... no, te.... trètica, la professione dell'ostetrica, ecco, non si fa più come prima. C'è poca differenza con quella del medico. Gli stessi studii, quasi. E i medici non vanno mica col berretto per via! Ma perchè sarebbe allora andata a Palermo? perchè avrebbe studiato due anni all'Università? perchè avrebbe preso il diploma, se non per mettersi in tutto a paro, di studii e di stato, con la Piemontesa diplomata dall'Università di Torino?

Trasecola donna Mimma, si fa di tutti i colori appena viene a sapere che la Piemontesa, lei, non porta più il cappello, ora, ma lo scialle e il fazzoletto. — Ah sì? se l'è levato? porta lo scialle e il fazzoletto? ah sì?

Le pare d'esser caduta in un altro mondo.