Altri due ragazzi, giocando tra loro a piè della scala, vennero a lite; la madre allora, tra gli zittii della ressa, dovette scendere e portarseli via. Li picchiò, appena fuori, stizzita di non poter assistere per causa loro a quello spettacolo.

— Ah, i figli, che croce!


Dopo l'umile saletta, un modestissimo salotto: in mezzo a questo, un letto, messo su alla meglio, tra la fretta e lo spavento.

I primi visitatori si spinsero a guardare, uno dietro l'altro, di su la soglia dell'uscio; ma non poterono vedere che le gambe del moribondo, intere fino al grosso volume paonazzo e villoso degli organi genitali; e si strinsero tra loro istintivamente dal ribrezzo che pur li attirava a guardare. Due infermieri avevano sollevato il lenzuolo da piedi, e lo reggevano alto, in modo da impedir la vista del volto a chi guardasse dall'uscio.

— Ma che gli fanno? Perchè? — domandò qualcuno.

Nessuno lo seppe dire. Unica risposta, di là dal lenzuolo levato, il rantolo del moribondo, che pareva si lagnasse così d'una crudele e sconcia violenza che stessero a fargli inutilmente, profittando che non si poteva più muovere.

Intanto, altri visitatori sopraggiungevano.

Un medico, il più vecchio dei tre che stavano attorno al letto, disse alla fine con voce imperiosa:

— Signori, troppi fiati qua dentro!