I visitatori si ritrassero a parlottare nell'attigua saletta, atteggiati in volto d'un cordoglio misto a una certa ambascia indefinita, guardinga.

I nuovi venuti domandavano ansiosamente notizie:

— Com'è stato? Quando è stato?

E l'avvenimento uscì a poco a poco dal vago delle prime notizie, si precisò, forse allontanandosi dal vero. Alcuni particolari di nessuna importanza risaltarono e si dipinsero con tanta evidenza agli occhi di tutti, che ciascuno poi, rifacendo il racconto, non potè più fare a meno di riferirli con le medesime parole, allo stesso punto, con la medesima espressione e lo stesso gesto: il particolare, per esempio, del bicchier d'acqua chiesto dal Naldi alla serva del Cilento nel sentirsi venir male, e che poi non potè bere.

— Ah no?

— Non potè berlo!

— Io sono venuto, — diceva Guido Póntina, ricco proprietario e assessore del Comune, — mezz'ora appena dopo il colpo.

— Ma che fece, scusi? cadde proprio per terra? — domandò il piccolo De Petri, afflitto, malaticcio, felice in quel momento di poter rivolgere la parola a un personaggio di conto come il Póntina.

— Stramazzò. Ma io lo trovai già adagiato su quella poltrona, — rispose il Póntina, rivolgendosi però agli altri.

Si voltarono tutti a guatar quella poltrona che se ne stava lì in un angolo all'ombra, vecchia, stinta, pacifica.