— Buon segno, sì.... buon segno!
E tutti, turandosi il naso, seguirono il primo.
Stavano in quell'altra camera i parenti del moribondo; il fratello Carlo, un nipote, un cognato e lo zio canonico, insieme con altri visitatori, tutti in silenzio.
Si rispondeva ai saluti, fatti a bassa voce, o con gli occhi o con un lieve cenno della mano o del capo. Carlo Naldi, come se i sopraggiunti fossero venuti a dirgli: — “Tuo fratello è guarito, cammina....„ — scattò in piedi per recarsi dal moribondo. Alcuni si provarono a trattenerlo.
— No, lasciatemi. Voglio vederlo....
E andò seguito dal figlio.
Anch'essi, entrando, si turbarono al puzzo pestifero; ma si trattennero presso il letto e sorvegliarono gl'infermieri, perchè il letto e il giacente fossero ripuliti a dovere. Poi fecero dare una spruzzata d'aceto alla camera.
Gaspare Naldi, di colossale statura, sorretto il busto da una pila di guanciali, con una vescica di ghiaccio in capo, il volto paonazzo, aveva schiuso gli occhi insanguati e guardava come invano, per quanto un po' accigliato, quasi per uno sforzo di riconoscere colui che s'era chinato sul letto a spiarlo negli occhi.
— Gaspare! Gaspare! — chiamò il fratello, con la speranza, nella voce, che il colpito lo udisse.