Dopo la fronte il dottor Bax venne a toccare i piedi del moribondo, poi le gambe, le cosce, il ventre, per sentire dov'era già arrivato il gelo della morte. Ma il Naldi respirava, respirava ancora: pareva singhiozzasse, così il rantolo gli scoteva la testa.

Nel silenzio della casa scoppiarono pianti. L'uscio su la saletta fu aperto di furia. Entrò nel salotto il fratello Carlo, a cui la commozione agitava convulsamente il mento e le pàlpebre. Subito il Bax accorse per trattenerlo sulla soglia.

— Mi lasci.... mi lasci.... — disse Carlo Naldi; ma, in quella, un émpito di pianto gli scoppiò di sotto il fazzoletto; e allora si ritrasse da sè per non interrompere la preghiera.

Poco dopo, il giacente fu scosso una, due, tre volte, a brevi intervalli, da un conato rapido, serpentino; il rantolo si cangiò in ringhio e l'ultimo fu strozzato a mezzo dalla morte.

Gli astanti, che avevano seguìto atterriti quell'estrema convulsione, fissavano ora immobili il cadavere.

— Finito.... — fece a bassa voce il dottor Bax.

Il volto del Naldi si mutò rapidamente: da paonazzo diventò prima terreo, poi pallido.

Il piccolo De Petri accorse:

— Prima vestirlo! — disse agli infermieri. — Poi si farà vedere ai parenti. Prima vestirlo! Gli abiti? Sono di là. Aspettate. Ci ho pensato io.

— Senza fretta! senza fretta! — ammonì il dottor Bax. — Lasciate prima rassettare il cadavere....