[36]. Riportandosi al 1876, epoca della prima edizione, ora (1883) sono sette.
[37]. È una cascina alla quale venne dato quel nome divenuto storico, o l'aveva forse anche prima del 1800.
[38]. Il nominato Perego, che si atteggiava a vera potenza nel campo della stampa, al ritorno degli Austriaci si pose al loro soldo. Se lo fosse anche prima non saprei, poichè nè io lo conobbi, nè mi occupai gran fatto di lui; so di certo che aveva la sfrontatezza di mettere in ridicolo il gran tentativo del 1848 ogni qualvolta gli veniva il destro. Ei finì coll'essere redattore di un foglio ufficiale che si pubblicava a Verona. Un giorno (credo nel 1858) si udì che assalito da atrocissimi dolori era morto repentinamente. Nessuno lo compianse nè più si parlò di lui.
[39]. Vedi [Allegato III].
[40]. Quella chiesa è ora distrutta e sorgeva nel luogo ove si incontrano le prime case della via Principe Umberto a sinistra venendo dai Portoni sopra menzionati.
[41]. Seppi poi che andò a riposarsi per poche ore al Collegio Convitto Calchi-Taeggi, prossimo a Porta Romana, ed ove era alloggiato il generale Bava.
[42]. Questa frase, anni dopo, può riuscir oscura, taluno può chiedere come si attesero anni? Voglio dar la ragione perchè torna a lode di quell'uomo impareggiabile per lealtà, franchezza, nobiltà di carattere e servigi resi che fu Alfonso La Marmora.
Il lettore conosce ora le vicende toccate ad ambidue in quella notte. — Avevamo corso i medesimi pericoli ma desso era stato il fortunato. Benchè divenissi amico già nel 1848 e perfino collega nel Ministero Perrone S. Martino (il penultimo del re Carlo Alberto), non toccai giammai quell'argomento. Se vuol parlarne, diceva fra me, prenderà lui l'iniziativa; io, lo sventurato, potrei aver l'aria di sentir dolore che altri mi abbia resi frustranei i pericoli e le fatiche, e posso dire che non furono poche. Si arrivò fino al 1872 allorquando il marchese Federico Corradini pubblicò una biografia del general Fami. — Ei cita il fatto della liberazione del re Carlo Alberto, da casa Greppi, come dovuta a noi due in comune. — I due arditi (sono sue parole) si lanciarono da una finestra nel giardino interno del palazzo e da questo scavalcando un muro riescono in un remoto viottolo.
Era una credenza generale che erasi propagata. — Ritenni mio dovere rettificare que' fatti così narrati e lo feci perchè non venisse punto menomato il merito del La Marmora che non era stato condiviso con nessun altro. La lettera diretta all'Opinione, riprodotta dai fogli principali cadde sotto gli occhi di La Marmora che cascò dalle nubi, ignorava quel fatto. Ei volle ravvisare un atto di delicatezza nel mio silenzio ed altro non minore nella rettifica e sotto questa impressione mi scrisse una lettera la più espansiva che si possa imaginare, il silenzio reciproco intorno a quel fatto aveva durato trent'anni, ma non gli bastò e si sfogò in altra sua diretta al bravo capitano Chiala che la rese di ragione pubblica.
Veramente non posso a meno di dire che va oltre il segno, si vede l'uomo che ha bisogno di sfogarsi e l'argomento tocca un caro amico e di questo me ne vanto. L'amicizia sincera di non pochi che furono fra i più insigni attori della redenzione dell'Italia fu la più dolce delle mie soddisfazioni, e fra i carissimi fu La Marmora.