Io ho menzionato come i Tedeschi, nell'ultimo giorno, tirassero a mitraglia dal bastione di Porta Tosa verso lo stabilimento detto dei Martinitt, ma ho aggiunto che la mitraglia non arrivava tampoco colla forza da rompere le grate che difendono i finestroni del primo piano. Or bene, fra tutte le località delle quali erano padroni i Tedeschi, quella era la più vicina al Duomo; ma la distanza fra quel punto e il Duomo è almeno del quintuplo di quella che si percorre per arrivare dal detto bastione ai Martinitt. Or si pensi se quella mitraglia, che al quinto della via era già innocua, poteva venir spinta sulla guglia del Duomo; osservando inoltre che dal punto indicato i Tedeschi tiravano sullo stabilimento menzionato tenendo il cannone quasi orizzontale, laddove invece, per battere la guglia, avrebbero dovuto puntarlo sotto un angolo molto aperto, ossia tirare dal sotto in su, il che avrebbe moltiplicato ancora le difficoltà.

A malgrado di tale fisica impossibilità, tale singolare asserzione si trova narrata in un libro, il cui titolo ben non rammento, ma credo sia quello De' fatti principali avvenuti nelle Cinque Giornate di Milano, o qualcosa di simile; ma rammento in modo preciso che vi è aggiunto che que' fatti sono convalidati da 200 e più testimonî. Tuttavolta, di que' 200 testimonî non havvene uno solo firmato, e davvero ci voleva un bel coraggio ad asserire d'aver visto il Dunant sulla guglia del Duomo, in mezzo alla mitraglia.

Un mio amico mi spedì al campo quella narrazione, perchè ridessi, dicendomi in quell'occasione ch'io forse non conosceva una circostanza non spregevole nella storia della bandiera, ed era che la persona che l'aveva data a me dal balcone era una bella signora per nome Introini, il che era stato a lui narrato da una persona che faceva i commenti sulla bandiera bicolore, trovata dal Dunant sul Duomo.

[29]. Riferibilmente al 1875.

[30]. L'autore di questo scritto si trovò alla battaglia di Novara qual capo dello Stato Maggiore della suddetta brigata Solaroli con grado di Maggiore.

[31]. Doppia fu la via tenuta per raccogliere mezzi; l'una fu quella del prestito fruttifero (credo di 40 milioni) e l'altra quella delle oblazioni volontarie. Per queste eransi costituite Commissioni in tutte le provincie, e le offerte furono numerosissime da ogni classe; anelli, orecchini, crocettine d'oro, ma proprio di quelle colle quali sogliono ornarsi le ultime classi in città e in campagna ve n'era in tale quantità da attestare un linguaggio veramente d'oro, quanto l'entusiasmo fosse universale e penetrato in tutti gli strati sociali. Quanti di que' modesti ornamenti erano l'unica cosa preziosa di coloro che li offrivano! Or bene, chi mai crederebbe che una gran parte ebbe miseranda fine? Tutte quelle offerte facevano capo a Milano ove appositi incaricati le ricevevano e pubblicavano i relativi elenchi, che sarebbero oggi ancora documenti preziosissimi, testimonî parlanti dello spirito pubblico di allora. Quando sopravvennero i nostri rovesci fu tale la confusione delle menti di quegli incaricati o di quelle persone qualunque alle quali in quell'epoca erano stati affidati quegli oggetti preziosi che non seppero porli in salvo, benchè dalla disfatta di Custoza (25 luglio) all'ingresso de' Tedeschi in Milano (6 agosto) decorressero ben 11 giorni. Non conosco i particolari di quel fatto, ma certo si è che caddero in mano dei Tedeschi, ed ecco come io lo seppi. Mia moglie aveva offerto anch'essa una catena d'oro; l'astuccio entro il quale veniva conservata, portava esternamente impresso il suo nome e cognome scritto per esteso. Verso la fine d'agosto trovandomi nell'emigrazione, mi viene fatta l'offerta di riscattare la collana allo stesso prezzo ch'era stata acquistata all'asta tenuta dai Tedeschi in Piazza Castello. Io non sapeva concepire quella strana provenienza, ignorando il fatto che una massa ingente di quegli oggetti era divenuta preda dei Tedeschi. L'acquisitore evidentemente si informò chi era quella signora, ed ebbe la delicatezza di offrirmi il riscatto allo stesso prezzo; ma tale era allora l'incertezza dell'avvenire che non volli riscattarla, benchè il prezzo fosse vantaggioso. Questo fatto mi provò che anche in quella classe che fornì gli acquisitori di quegli oggetti, ed era di quella che non badava più che tanto alla provenienza, vi ebbero lodevoli eccezioni. Pei buoni cittadini ha dovuto essere uno spettacolo doppiamente doloroso quell'asta, di catene d'oro, di orologi, di anelli, spilloni e gioielli d'ogni forma e gradazione tenuta su diversi banchini in Piazza Castello.

[32]. Compreso il voto del noto Maurizio Quadrio ch'era di Valtellina.

[33]. Ecco la serie: Lombardia, giugno 1848; Toscana, marzo 1860; Emilia, marzo 1860; Provincie napoletane, ottobre 1860; Sicilia, ottobre 1860; Marche, novembre 1860; Umbria, novembre 1860; Venezia e Mantova, ottobre 1866; Roma e provincie romane, ottobre 1870.

[34]. Carlo Alberto era avviato coll'armata a Rivoli ove credeva dar battaglia agli Austriaci, ma si ritirarono. — Nel luglio successivo ci attaccarono però essi i primi in quel medesimo punto e fummo obbligati noi a ritirarci.

[35]. Nel 1883 dovrebbe dirsi 35.