CAPITOLO III. SUNTO DELLE CONDIZIONI DELLE LETTERE, SCIENZE, ARTI E DEL COMMERCIO PRIMA DEI CAROLINGI.
Letteratura. — Canti recitati. — Poemi. — Leggende. — Grammatica. — Lingua romanza, germanica. — Scrittura. — Diplomi. — Scienze naturali, astronomiche. — Calendario. — Arti romane, bisantine, franche, longobardiche. — Immagini. — Miniatura. — Arche de' Santi. — Gemme. — Commercio. — Fiere. — Mercati. — Usure — Gli Ebrei nel medio evo.
SETTIMO ED OTTAVO SECOLO.
Sì forte erasi stabilito nelle Gallie il dominio romano che ivi, fin dal quinto secolo, regnar solo si vide l'autorità della grande sua letteratura. Sotto il governo d'Onorio, le Gallie fiorir videro rinomate accademie, ed ognuna delle tredici provincie ebbe le sue scuole, i suoi insegnamenti foggiati sulle norme generali che Roma diede al mondo[76]. In breve anche le accademie galliche salirono in fama. Lione, Arli, Sens, risonarono per gran tempo delle grammaticali disputazioni; la Gallia narbonese ebbe i suoi poeti ed i suoi prosatori al pari della lionese e della belgica, e videro i lor portici popolati da migliaia di scolari, che si destavano al canto del gallo, a simiglianza de' clienti di cui parla il Venosino. I Romani aveano ai Galli ceduti gli usi e i costumi loro, e l'imperator Caracalla, col dare a tutti il titolo di cittadini, avea distrutte le distinzioni della conquista. I Galli aveano tradizioni lor proprie, e storie ed annali della patria che si conservavano nei templi[77]. Le instituzioni e le lettere druidiche venner di questo modo a mescersi cogli insegnamenti di Roma, e quando i Franchi si stabilirono alla volta loro nelle provincie soggiogate, quando i figli di Clodoveo allargaron dappertutto intorno il loro dominio, anch'essi recarono i canti dei loro antenati, e le tradizioni germaniche sì comuni fra i popoli settentrionali.
Nella Gallia quindi tu trovar puoi tre letterature ad un tratto, l'una di rincontro all'altra, le quali tutte a vicenda si prestano lingua, parole, pensieri. La prima gallica unicamente, coll'impronta della religione e dei costumi de' Druidi; la seconda classica e romana, però che i conquistatori per ogni luogo spargevano la lingua e i libri loro; nelle città galliche divenute municipii, si studiavan Cicerone, Lucrezio, Virgilio, e nelle scuole di Lione, di Bordò e di Lutezia[78] leggevansi e recitavansi i papiri della Grecia e di Roma, a tutto che si aggiunser da ultimo le tradizioni franche e i canti della Germania che raccontavano i gloriosi fatti dei guerrieri conquistatori. Questo mescuglio di letterature appar nel settimo secolo e nell'ottavo; nulla v'è di chiaro, nulla che tenga d'un'origine sola; nei monasteri, nelle scuole, si commentano i Padri della Chiesa, gli autori di Grecia e di Roma, ed a persuaderli che il clero di que' tempi era molto innanzi nello studio dei classici greci e romani, ti basta lo scorrere i testi di Gregorio di Tours e di Fredegario, dove frequenti sono le citazioni di Omero e di Virgilio; qualche volta pare i filosofi dell'antichità vi son citati insiem co' santi Padri, e chiamati con le loro sentenze in sussidio della religione. I vescovi e i cherici, poco men che tutti Galli, addomesticati com'erano con gli studi graditi del foro romano, da sè sdegnosamente gittavano il nome di Barbari, ogni monastero era una scuola di sapienza in cui insegnavasi la grammatica, la filosofia e la storia. L'incivilimento, nel passar ch'esso fa sopra un popolo, vi lascia profonde vestigia, ond'è che i cherici de' Galli andavan superbi della sapienza di Roma, e i popoli de' medesimi conquistatori si addomesticavano cogli studi dell'antichità.
La letteratura franca si ristringe, al pari di tulle le tradizioni primitive, in canti narrativi, racconti dei guerrieri e dei poeti. Egli si volea ben conservar la memoria degli antenati, dei gloriosi fatti d'armi che aveano illustrata la conquista; quindi gli scaldi sono in ogni luogo, chè in ogni luogo dove sono foreste e are sacre, e popoli conquistatori, sono anche sempre bollenti fantasie che trasmettono ai posteri la memoria dell'eroiche azioni[79]. Nessun grande poema abbiamo che si colleghi a quest'epoca, ma solo brani spicciolati di opere più compiute. Le leggende non furono se non canti narrativi più specialmente monastici; gli studi giaceano confinati entro le celle; ivi manoscritti, pergamene, papiri venuti da Roma e da Costantinopoli; ivi si scrivean le cronache nazionali, ivi consacravasi la memoria del passato; la scienza venne dagli studi monastici. Tutte le opere di quel tempo danno a divedere una mescolanza d'idee romane e di germaniche; non v'è cosa che abbia interamente serbato il suo carattere; le prime orme della civiltà si confondono naturalmente e calcan fra loro.
Questo tramestio accade in ispecialità nella lingua e nella grammatica. Niuno dubita che i Galli non avessero un idioma con le sue regole e i suoi principii; questa lingua celtica fu parlata su tutto il territorio della Gallia, dalla Somma fino al Rodano, e i Romani che la trovarono stabilita nelle provincie, la rispettarono come eran usi di fare con ogni antica instituzione dei popoli; ma pure il latino diventò la lingua usuale di tutte le amministrazioni, del pretore e dei tribunali stabiliti nella Gallia. L'idioma celtico fu lasciato al popolo, e il latino divenne la lingua delle genti civili, nè guari andò che a questi due idiomi venne anche a mescolarsi la lingua germanica parlata dai conquistatori; ond'è che allor si vide la medesima confusione che nella letteratura; v'ebbe un parlar volgare, composto di tutti gli idiomi; la lingua latina si corruppe, e vi si mescolaron franche desinenze, e vocaboli celtici. I diplomi e le croniche di quel tempo comprovano questa confusione, che precedette la formazione d'una lingua regolata[80].
La scrittura soggiacque alla medesima alterazione, onde i diplomi merovingici a stento si possono leggere, mal formati sono i caratteri romani e i corsivi, nè più vi si scorge orma di quella regolarità che addita e distingue la scrittura carolingica, nei manoscritti principalmente, finchè anche questa si perde in una nuova confusione ai tempi rozzi e feudali. I diplomi merovingici si trovano scritti sovente sopra il papiro, già principia l'uso dei monogrammi, e i sigilli consistono generalmente in pietre antiche; i caratteri sono lunghi e male segnati, numerose e imbrogliate le abbreviazioni. Questa forma di scrittura de' tempi merovingici, tu l'incontri sulle lapidi sepolcrali, nelle iscrizioni del pari che nei diplomi; essa è contrassegnata d'un carattere suo particolare, e prova il poco progresso degli usi civili. Un picciol numero di diplomi è sopravvissuto alla gran distruzione del tempo, e si vede che all'età de' Merovei primeggiano i caratteri cubitali.
In que' tempi d'agitazione e di conquiste, la scienza si riduce a pochi, primordiali elementi; il mondo antico non è gran fatto innanzi negli studi speciali della natura, e nella cognizion delle cause che muover fanno gli enti animati; niun vestigio si trova di matematica, la scienza del calcolo non esce dalle semplici operazioni usuali; si conta alla maniera dei Romani, e si misura secondo la consuetudine dei Galli. Gli ordinamenti ecclesiastici soli obbligano i cherici e i fedeli a qualche studio, a qualche astronomica cognizione; le feste mobili son regolate sulle vicende della luna; è mestieri saperne il corso per determinare le quattro Tempora, fondamento di tutti i calcoli dell'anno; i calendarii muovono dalle due feste di Pasqua e di Natale; si contano meno i giorni che le solennità; le cronache fanno perpetuamente menzione dell'epoche cristiane, e le riferiscono alla vita degli uomini[81]. «Carlomagno passò a Fulda la Pasqua, il Natale a Magonza, la Pentecoste a Quercy o a Compiegne». Tali son le ripetizioni delle cronache; pochi i calendarii regolari, tutti sono composti per istrane forme, e i segni dello zodiaco tolti a prestito da Roma e dalla Grecia. Le ore si contano con l'aiuto dei taciti oriuoli a polvere che divengono i misuratori del tempo. Gli studi degli astri sono reminiscenze quasi tutte delle scuole alessandrine, e la meccanica principalmente, nel progredir ch'ella fa, è piuttosto una scienza di destrezza, che un calcolo di sapiente geometria.
Le arti, la musica, la pittura, l'architettura, prendon anch'esse la sorgente loro più pura negli studi di Roma e della Grecia. Lo studio solenne del canto fermo, è impresso d'un carattere germanico; se un concerto di voci soavi nella Chiesa romana e pontificale, produce maggior varietà, e dona di maggior dolcezza i sacri cantici; il canto fermo, grave, appartiene in essenza a un'origine franca; il falso bordone che sembra la voce del tuono, i punti di contrabbasso, e il fagotto non vennero da costumanze italiane, greche o longobardiche, ma di origine franca com'ei di necessità sono, anche austeri sono come il grigio cielo del Nord, come le selve druidiche, come il freddo marmo delle cattedrali. Lungo tempo durò la contesa del canto germanico contro il canto romano; le cattedrali franche sostenner come proprietà loro il canto fermo e le antifone dei loro maggiori, e i canti romani ebbero assai da fare a introdursi nelle basiliche della Gallia[82].