Le ossa de' martiri eran quindi a gran cura raccolte e incassate nei reliquiarii, che le chiese chiamavano il loro tesoro: tesoro infatti di fede e di protezione pel tapino e pel debole! Quei reliquiarii chiudevano preziosi avanzi, e eran coperti d'oro, tempestato di pietre, di smeraldi, di topazii che splendevano a par della luce del giorno. Quelle arche eran l'oggetto dell'adorazion dei fedeli, i quali venivano a deporvi sopra i loro presenti; la sanna del cignale che li minacciò, l'azza che rimbalzò sulle teste loro; servi, popoli, Romani e Franchi accorrono per pregare intorno a queste reliquie ch'essi accompagnano in solenne processione, tra i profumi dei fiori e degli incensi. Se Dio nega il ristoro della pioggia all'arse campagne, ecco aversi ricorso al sacro reliquiario, per ottener la benefica inaffiatura; se il morbo e la fame affliggono il paese, ecco un concerto di comuni preghiere d'intorno all'arca: essa è il tesoro e la ricchezza della chiesa; vi si depongon voti, e lampane, si prega e si digiuna in onor suo. Sul modello di siffatti reliquiari si costruiscon le cattedrali lombarde e bisantine del settimo secolo; ognun si gloria ed onora d'imitare in tutto le tombe dei Santi; le vengon trasformate in basiliche, a quel modo che prima le furon foggiate in argento puro o dorato, secondo che usava l'orafo Eligio, il possessore e l'artefice del reliquiario di san Martino di Tours. Un piccol frammento dell'ossa di qualche vescovo in venerazione fu spesso origine e cagione di que' bei monumenti del medio evo, pantei cristiani sparsi qua e là; ogni cattedrale ha la sua leggenda, ed ogni leggenda la sua cattedrale. I racconti sulla vita de' Santi son la più curiosa lettura che far tu possa intorno al medio evo; ci vedi predicata la temperanza, la castità, i digiuni, quasi provisioni di polizia e fame disciplinata nelle grandi fami sì frequenti a quei tempi; tu ci vedi esempi di moderazione. In mezzo a una società violentemente scossa e agitata, la vita monastica fu come un contrappeso posto di rincontro alla vita operosa e violenta dell'orde barbare; la solitudine del monastero forma riscontro alla foga errante delle popolazioni germaniche[58].
L'azione de' concilii, benchè irregolare ancora, venne in aiuto delle leggi politiche per l'ordine della società, e questi concilii furono nelle Gallie frequenti al secolo ottavo, però che grande essendovi la rilassatezza dei costumi, e' conveniva, per reprimerla, aver ricorso alle leggi ecclesiastiche. Questi atti ritraggon del mescuglio pur sempre degli uomini di guerra e dei cherici: una cosa v'è confusa con l'altra, nulla v'è di distinto, una disposizione meramente ecclesiastica, è accanto d'un atto di polizia sociale. Le regole del matrimonio occupano principalmente i concilii, chè le passioni dei sensi sono le più difficili a domare fra le nazioni selvagge, signoreggiate come sono da ogni cosa che venga dai moti del sangue, come a dir l'ira e l'incontinenza. La disciplina dei cherici occupa il primo luogo, chè egli è d'uopo prima introdur l'ordine della Chiesa per farlo poi prevalere nella società. I concilii di Verberia[59] e di Nantes possono aversi in conto dei due estremi del sistema ecclesiastico, per tutto il durar d'un secolo, nelle Gallie. Il concilio di Nantes[60] antichissimo, serba una sembianza romana, nè ivi è trattato se non della clerical disciplina. — Deesi ascoltar la messa alla sua parrocchia; ogni domenica, si domanderà, dalla porta della chiesa, se ci sien persone in nimistà fra loro, e dovranno prima della messa rappacificarsi. I cherici non potranno coabitare con donne, nè sarà pur lecito a queste, in chiesa, accostarsi al coro. Le sepolture si faran sotto il portico delle chiese o nell'atrio; nessun prete aver possa più d'una chiesa, e la decima altro non è per essi che un sussidio pei poveri e pellegrini. Lecito è ripudiar la moglie per causa d'adulterio; il pasto del prete consiste in un pezzo di pane e in una tazza di vino; l'omicida è punito con quattordici anni di penitenza; alle donne non sia lecito ingerirsi nelle cose pubbliche, ma attendano ai lavori dell'ago; niuno può tramutarsi da un luogo all'altro senza il beneplacito del vescovo. Si facciano al più presto atterrare gli alberi druidici, pe' quali il popolo conservi ancor qualche venerazione, e si distruggan le pietre dalla superstizione degli antichi Galli consacrate alle divinità ignote[61].
All'altra estremità del periodo, il concilio verberiense ritrae de' costumi della nazione conquistatrice, e dir puoi che se il concilio di Nantes è romano quello di Verberia è franco; ond'è che men rispettata v'è la continenza, e si suppone possibile il caso d'un prete che siasi sposato con la propria nipote, e moltiplicate vi si trovan le cause del ripudio, e preveduti vi sono svariatissimi casi d'incesto o d'adulterio, come se frequenti fossero, e non vi appar niente custodita la castità del domestico tetto. — Se alcuna moglie si duole, così il concilio, che il marito non abbia mai consumato il matrimonio, vadano entrambi alla croce, e se vero è quanto la femina afferma, sieno separati, e sia libero a lei di fare il voler suo.[62] — Rinnovasi ai cherici il divieto di portar armi, il passatempo loro più caro; si pongono restrizioni alla caccia, e pene per gli omicidj; gli è un codice di polizia sociale. Questi concilii provinciali non hanno carattere alcuno di universalità, sono anzi spesso al tutto speciali ad una metropoli, a una città, a un distretto diocesano; sol qualche volta comprendono tutte le chiese delle Gallie[63]. In caso alcuno essi stender non si possono alle leggi generali della Chiesa; son come addizioni ai capitolari, ai diplomi, agli atti dei consigli reali. Nel secolo ottavo si vien formando una mescolanza di leggi religiose. E qual differenza puoi tu trovar fra i concilii e i capitolari? Quelli e questi trattano egualmente della Chiesa, del popolo, delle leggi penali e degli editti civili; vi son capitolari che si frammettono della disciplina episcopale, e vi son concilii che si frammetton dei Conti d'un borgo, e degli inviati regi, per una perfetta confusione di tutti i sistemi. Invano tu sceverar vorresti per metodo la costituzion civile dalla ecclesiastica, chè elle si incastran pur sempre, e si attraversano nei medesimi codici[64].
E qual era poi questa costituzione civile nel secolo ottavo? Le società politiche, non provan pure per la conquista alcun compiuto e assoluto cambiamento; le masse son di granito, e quando già esiste una civiltà, il sopravvenire e stanziarsi d'una nuova generazion di conquistatori, non distrugge altrimenti l'antico ordine sociale, egli è come se tu dicessi uno strato nuovo di terra che viene a porsi sul vecchio. Quindi è che i Romani si stabiliron nelle Gallie con le loro larghe e vigorose instituzioni, e non pertanto le costumanze dei Galli rimasero, chè non si distruggon così a un tratto le tradizioni di un popolo, e i costumi sopravvivono per gran tempo anche dopo che la conquista si sia raffermata. Tal pure avvenne dei Franchi, nè altro che per ispirito di sistema creder si potè al rapido passaggio da un ordine sociale all'altro.
Chi esamina da presso i documenti dell'epoca gallica, romana e franca, ben s'avvede che l'indole originaria conservasi delle tre nazioni e ne ritraggono i costumi del paro e le leggi, avendo la conquista lasciato sopravvivere una moltitudine di principii antichi nello stato delle persone, delle città e delle possessioni territoriali.
Il primo carattere che riconoscer si dee in questi tempi, si è la personalità delle leggi o dei codici applicabili a ciascun popolo; qui ancor non è proposito di nazioni stabili, ma sol di tribù, ognuna delle quali conserva i suoi titoli e le sue politiche instituzioni. I Galli e i Romani hanno il codice teodosiano[65]; i Franchi la lex salica o ripuaria; i Longobardi le leges Longobardorum; i Visigoti, i concilii de' vescovi, che tolgono dalle leggi di Roma i più dei prescrivimenti loro[66]. Nulla v'ha di territoriale, sì che quando i Franchi e i Borgognoni si tramutano in altre terre, eglino il fanno seco recando il loro codice particolare. Onde lo stato delle persone all'ottavo secolo, vien regolato per mille diverse forme dalle leggi proprie a ciascun popolo: servi, uomini liberi, uomini di guerra, vescovi, conti, tutti hanno lor privilegi scritti nella loro speciale legislazione. Posa in falso chi afferma che i Romani o i Galli furono tutti servi o soggetti a un dominio esclusivo sotto la massa dei Franchi, accampatisi come conquistatori, sulle terre degli antichi possessori; chè vescovi, cherici e conti appartenevano spesso alla razza gallica e alla romana, nè questa civiltà s'è altrimenti cancellata, ma sì mescolata e confusa, però che quando un popolo è giunto sì alto, la conquista s'accompagna sibbene ai fatti antichi, ma non li distrugge.
La società gallica prima dell'epoca carolingica si manifesta in tutto e specialmente nella costituzione dei municipii; chè la comune non nacque già spontaneamente nel secolo decimo come un fatto della sedizione[67], nè le instituzioni municipali uscirono altrimenti dal popolo in un giorno di tumulto e di bollore nei servi. Tutta la Gallia romana era coperta di città, di comuni, coi loro privilegi e le loro curie: al mezzodì Arli, Aix, Carpentrasso, Marsiglia, Frejus; al settentrione Amiens, Auxerre, Tournai, San Quintino. In tutte le quali città troviamo lo stabilimento compiuto della curia e dei magistrati municipali, e ve n'ha un ordine intero, e la legge Julia municipalia ordinava la polizia nelle città delle Gallie[68]. Roma ammetteva le comunità municipali, la libera elezione dei cittadini, e i collegi dei negozianti e i merciai, e i nautes della Saona e della Duranza avean conservato gran riputazione nei fasti dell'Impero[69]; nè le instituzioni erano ponto sparite al passaggio della conquista e moltissimi municipii s'erano serbati in piedi attraverso dei secoli.
Nello stabilimento dei Barbari v'ebbe per avventura più ordine che altri non crede. Fecesi una specie di spartizione: in un luogo i vinti obbligaronsi a lavorar la terra mediante tributo; altrove le parti furon più eguali, la civiltà romana sopravvisse, e Clodoveo, se stabilir volle le condizioni del suo governo, fu obbligato di accettare la religion dei Romani; la santa leggenda di Clotilde fu come il simbolo di questo passar dei Franchi ai costumi e agli usi cristiani, e Clotilde fu la imagine dell'antica patria, dinanzi alla quale s'inginocchiò il capo dei Barbari. Ond'è che in ogni luogo si trovano, sotto la prima schiatta, vestigia d'anteriori instituzioni. Se i Franchi salii o ripensi conservaron le leggi loro, i Romani ed i Galli conservaron anch'essi le loro prische instituzioni: le leggi imperiali quelle divennero della Chiesi e del clero, e i concilii ritraggono dei forti studi che i vescovi hanno fatto dell'Instituta e del codice teodosiano[70]. I quali studi influiscon pure sulle leggi dei re Franchi, e vedesi ch'eglino hanno studiato la legislazione di Roma, i preamboli degli editti de' Merovei manifestando questa inclinazion loro verso i codici, conservatisi come tradizioni fra i Galli soggetti a Roma. Le formole quasi tutte son compilate con questo spirito[71], e i re merovingi si studian di piegar i fieri loro compagni ai più miti costumi dei vinti. «I Franchi, dice Agatia, hanno per sè accettata la maggior parte del diritto romano; si governano con le medesime leggi, si maritano alla stessa foggia de' Romani, hanno abbracciata la religione di questi, però che i Franchi son tutti cristiani e cattolici, hanno magistrati e vescovi nelle città loro, nè in altro diversano dai Romani, che nel vestire e nella favella[72].»
Quest'è un fatto che importa moltissimo notarlo, perch'esso stabilisce e comprova gli elementi di cui si servì Carlomagno a compier la sua grand'opera, nella quale non ebbe ad impiegar solo la civiltà franca e germanica, ma sì ancora ad invocar la forza cristiana e pontificia mista con le rimembranze di Roma. Le greche e bisantine instituzioni[73] anch'esse sovraneggiavano i Barbari, e il codice con le basiliche conservato aveano la riputazione e l'autorità loro; Galli, Romani, Franchi, tutti si mescolarono insieme dinanzi agli altari nella comunione di Cristo. I codici serviron di base ai concilii ed ai capitolari, e ne scorgiamo i vestigi fin entro alle formole de' conquistatori, i quali ebbero certe loro speciali costumanze, che in breve si confusero. Le curie, i municipii furono il principio de' comuni; le magistrature si perpetuarono sotto altri nomi, le comunità e compagnie delle arti[74] si mantennero in condizioni pressochè simili alle antiche.
Se Galli e Romani in gran quantità si trovaron ridotti allo stato di coloni, i Franchi rimaser liberi e fieri, ed ecco una delle prime distinzioni. Più forte era l'ammenda che dovea pagar chi avesse ucciso un Franco o un Romano, e il vincitore fu esente d'ogni gravezza, nè ad altro era tenuto che a servire con la persona in caso di guerra. Eccetto queste distinzioni, non vi furon tra le razze conquistatrici e conquistate assolute ripartizioni o separazioni compiute; il trapasso da uno stato sociale all'altro fu quasi insensibile; i Franchi non contrassegnaron altro che per breve momento della tradizion germanica le terre soggette, e i Carolingi furon per avventura la manifestazion più fiera di questo spirito della conquista. La potenza dell'incivilimento e delle sue maraviglie è sì grande, che noi vedrem Carlomagno, nipote di Carlo Martello, il prefetto di palazzo[75], il Germanico per eccellenza, imprimer sovente gli atti suoi e le sue leggi dello spirito romano. Forsechè il finale intendimento di Carlomagno, suggeritogli dagli imperadori e dai papi, quello non fu di ricostituir l'impero di Occidente sulle fondamenta e sulle tradizioni di Roma?