SETTIMO ED OTTAVO SECOLO.
In sì violento tramutar d'invasioni e di conquiste non fu possibile alla Chiesa conservar quel carattere di regolata unità, di che il papato impresse più tardi la gran forma cattolica, e la società mostrava di que' tempi una mescolanza di leggi civili e di canoni ecclesiastici, una perpetua confusion tra gli uomini di guerra ed i cherici, tra i conti ed i vescovi. La Chiesa primitiva delle Gallie erasi costituita sugli antichi scompartimenti dell'Impero, colle sue provincie e le metropoli, partizioni territoriali già da Roma buttate innanzi al mondo. La Gallia christiana ripartiva le metropoli e le suffraganee in tredici provincie come la Gallia imperiale, e il metropolitano rappresentava nella costituzione spirituale il magistrato che l'imperatore deputava al governo di quelle provincie.[38]
Gli stessi scompartimenti durarono anche dopo la conquista dei Franchi, se non che allora si manifestò la confusione degli uomini di guerra e dei cherici: il vescovo e l'abate brandiscon spesso anch'essi l'asta nelle battaglie, e si fan per le secolari foreste seguir da mute di cani e da' falconieri, e coperti d'impenetrabil ferro, duellano a morte[39], intantochè l'uom di guerra, divenuto possessore, in vece, della badia o del vescovado, conduce su quelle pingui terre i suoi soldati, i suoi famigli e le sue concubine, distribuisce tra loro i poderi, l'entrate; vi son donne perfino, che ricevono a feudo vescovadi e badie: gli è un viluppo che i papi non sono ancor giunti a distrigare. Il diritto della conquista si mesce con le antiche leggi della Chiesa, lo spirito barbarico col cristiano, donde poi si ha spesso la spiegazione di quegli strani canoni che trovansi sparsi nella raccolta dei concilii delle Gallie; gli è un conflitto tra i grezzi e primitivi principii delle nazioni germaniche, e le massime di morale insegnate dalla Chiesa di Cristo, e vorrebbesi imporre un freno all'impeto dei sensi e dei loro appetiti che scoppiano a guisa di folgore. L'amor della donna è fra quelle conquistatrici nazioni il principio più operativo; perchè l'uom franco, quando la passion gli bolle prepotente in cuore, non potrà egli liberamente soddisfarla? Che gli fa d'esser congiunto a una compagna per tutta la vita? Che male s'ei tiene in casa concubine, o se la donna, ch'egli ama, sia parente sua in grado strettissimo! Quando il sangue parla, nessuno il può domare... Di tali costumanze sanno alcun poco i primissimi concilii delle Gallie, nè sempre hanno quel carattere di sublime purità, di che i pontefici improntar seppero appresso il sistema cattolico[40]: i canoni stessi rivelano questo miscuglio delle idee clericali con le violenze degli uomini di guerra. Ai concilii non assistevan già solo i cherici, ma anche i conti ci venivano con le focose e brutali loro passioni; l'episcopato, d'origine, di consueto, romana, noverava nelle sue schiere alcuni di quest'impetuosi Franchi non rattenuti da freno veruno: onde non è maraviglia che in siffatte adunanze la purità dei canoni della Chiesa n'andasse di mezzo. Egli è permesso quindi agli uomini di guerra ripudiar, benchè casta, la moglie, nè la concubina v'è altrimenti vituperata, e vi son tollerati e spiegati i traviamenti della carne. Più innanzi occorrerà di tener dietro all'opera faticosa del papato per ricostituire il matrimonio e proteggere la santità del tetto domestico[41].
La partizion romana intanto delle metropoli, sopravviveva, già il dissi, a questa confusione delle leggi civili e religiose, e la podestà dell'episcopato attenevasi alla giurisdizione che altri esercitava sulla provincia ecclesiastica. In ogni città che fosse stata residenza del pretore o del magistrato era di pien diritto istituita la metropoli; ma quanto a' territorii di più recente acquisto al cristianesimo il deliberar delle instituzioni metropolitane era dei papi, e ne vediamo un esempio nel vescovado di Magonza. Convertito che quest'ampio borgo fu da san Bonifazio alla fede di Cristo, Zaccaria scrisse che ivi fosse stabilita la sedia del metropolitano[42], potendo questi di colà vigilar tutta la Chiesa della Germania e san Bonifazio continuar sotto il piviale e la mitra episcopale la sua predicazione[43]. Curioso è questo carteggio dei papi, dei vescovi e dei concilii; ivi Roma è oramai l'autorità che altri viene a consultare in tutte le quistioni di morale, e par che il papa, perseguitato com'è dentro alla città santa dai turbolenti patrizii, domini il mondo cristiano non altro che col principato della parola. Cotesto lavoro è un lungo conflitto, finchè la suprema autorità papale assume nel secolo undecimo, sotto Gregorio VII, l'universal dittatura, per ben dell'universa morale e dell'ordinato principio del governo[44].
Presso alla instituzione gerargica dei vescovi troviamo la fondazione dei monasteri, che tanto con l'opera contribuirono alla civiltà del mondo cristiano. In mezzo alle invasioni dei Barbari, le anime stanche del mondo e delle sue agitazioni si consacravano alla solitudine ed a Dio, e la maggior parte delle basiliche che noi vediamo oggidì, quelle ruine, quegli avanzi, ci additano la grandezza insieme e la sorte degli ordini monastici nelle Gallie. Il secolo settimo andò principalmente famoso per la fondazione di badie e di monasteri. Chi cerchi le origini delle città di Francia, delle grosse borgate, dei villaggi, troverà che la più parte riconoscon la loro fondazione dal monasterio, edificato in origine con meravigliosa simmetria nei luoghi più inculti. Dapprima innalzavano un devoto oratorio, un romitorio al deserto, come dice la cronaca, poi v'aggruppavano intorno alcune celle, e una comunità religiosa mutava questo romitorio in una famiglia nella quale oravano, lavoravano e digiunavano in onore di Dio e ad edificazione degli uomini[45]. Ampliate di poi queste celle, pie confraternite mutavano la cappelletta in basilica, e se accadeva che qualcun di quei santi abati morisse martire o confessore, si raccoglievan le sue relique, le gocce del suo sangue, le preziose sue ossa, e foggiavasi nel monastero a deporvele, un'area di forme bisantine con l'effigie del Santo; e da tutte le parti accorreva qui gente in pellegrinaggio, però che quell'arca rifugio degli infermi e dei tapini avea grido di miracolosa. Ma se i pellegrini accorrevano, e sempre più folta si facea la turba loro, convenia pur provedere a ospitarli, e a quest'uopo si costruivan da prima alcune case di legno, alcuni modesti abituri; poi fra breve ci vennero a gara i mercadanti ad offrir le loro derrate e ad esercitar l'industria loro, in quella guisa che venivano e facevano alle fiere di San Dionigi; quindi le fiere e i mercati che ottenean lettere patenti e privilegi in nome dell'abate, e poi del conte o del re; quindi l'industria per tutto ivi d'intorno, sì che al fianco del monastero edificavasi un borgo, e il borgo poi si convertiva in città. Tale si fu l'origine della maggior parte fra le città della Francia, cui grato il popolo, dotava del nome d'un santo tutelare: celle e romitorj, arche benedette, fiere e borghi furon cagione ed origine della fondazion di luoghi cittadinati nelle Gallie, e le sconoscenti generazioni indarno si affannano di cancellar queste memorie, ch'elle rimangono incrostate nei marmi, a quel modo che scritte nelle carte antiche della patria[46].
Curiosa è la geografia monastica delle Gallie nel settimo secolo, però che addita il progresso e lo svolgimento dell'amore alla regola, dir potendosi che in ogni luogo dove fondasi un monastero, ivi s'inchina ad un più perfetto ordinamento della società. Nella Neustria, le badie e i monasteri vengon multiplicando, ivi lunga schiera di gran santi, con le loro leggende, si mostra; tutti resero smisurati beneficj alla civiltà di quelle contrade, pur or disertate dall'invasione dei Barbari. Ecco i due Germani le reliquie dei quali adoravansi nei monasteri edificati sulle rive della Senna: l'un d'essi san Germano, l'antico vescovo d'Auxerre (l'Auxerese, come le leggende il chiamano), l'altro san Germano ai Prati, nelle fiorite praterie, sulle quali sorse poscia l'Università; ecco santa Genoveffa al Monte, monumento alla memoria della vergine di Nanterre, che salvò il paese dai guasti dei Barbari, e preservò dalla fame Parigi. Indi a due leghe sulla Senna ecco san Dionigi famoso pel suo tesoro, per le sue cronache, per le sue fiere e pe' suoi landiti[47]; san Dionigi dove scriveasi la storia del paese per atto di religione e di patria devozione.
Pur prezioso è il catalogo dei santi nazionali della Neustria! Gervasio, Eligio orefice, Landry, il fondator degli ospizj, Meri o Mederico tutti artieri o cherici, l'arche dei quali, costrutte nelle basiliche in onor loro, splendevan d'oro e di gemme più che le corone dei re. Sant'Ovano di Rouen, san Martino di Tours e san Vandrillo di Piccardia aveano le ospitali lor celle; san Bertino vedeva edificare il monastero di Sithieu; sant'Uberto correndo i boschi, convertiva alla fede i selvaggi abitatori delle Ardenne, più barbari delle fiere medesime; sant'Uberto, diss'io, le cui reliquie sanavano i morsicati dagli animali arrabbiati: che non potea la fede sul morale dell'uomo![48] All'estremità dell'Oceano, sur un promontorio chiamato il sepolcro e il pericolo del mare, quando ivi a romper venivano gli agitati e spumanti suoi flutti, edificavasi il monastero di San Michele[49] a salvamento de' marinai, mentre san Bonifazio fondava in Germania, sopra una pacifica riviera, la badia di Fulda dove aveasi a scriver tra i lavori della terra pur allora dissodata, gli annali de' carolingi[50]. Nella Neustria, nell'Austrasia, in Aquitania e in Germania, s'instituivano dappertutto monastiche instituzioni, sotto il patrocinio di santi nomi; le comunità religiose piantavan le viti sui colli del Reno e del Rodano, aravano per la prima volta le vaste pianure, introducevano l'ordine, il lavoro, la regola, la gerarchia, e fondavano l'ampie città che portano tuttora i nomi loro così nella Germania come nella Gallia[51].
Da queste fondazioni monastiche inspirate furono le leggende, tradizioni poetiche del cristianesimo, drammi colorati che miravano ad insegnare al mondo con l'intervenimento del cielo le verità morali, e le leggi dell'umanità. In tutti i tempi la riconoscenza degli uomini ai grandi benefizi appiccò alla storia dell'uom di mente sovrana, e al benefattore del genere umano, alcun che di maraviglioso: alle azioni vere della vita vien quindi a congiungersi la parte dorata, e si copre d'oro e di rubini il modesto sepolcro in cui deposte sono le sue reliquie. Così fa coi santi la leggenda, racconto entusiastico di quanto il servo e il discepolo videro o udiron della vita di colui l'ossa del quale riposano nell'arca preziosa; e questi maravigliosi racconti, quasi tutti contengono una lezione di morale; ai tumulti della guerra, alla foga dei Barbari, i leggendari contrappongono le dolcezze della solitudine, lo spettacolo della tranquillità e della pace. Se gli uomini di guerra, violenti e rissosi, opprimono i servi ed i piccioli che lavoran la terra, le leggende raccontano come la mano del conte (del graff e dell'hern) s'è inaridita nel dar di piglio alla sostanza del popolo, o al reliquiario della Chiesa; come i prieghi e le ammonizioni d'un santo, arrestarono i conquistatori; il digiuno, l'astinenza, fanno ivi contrapposto alla cupidità degli uomini di guerra, che si divorano il bene del povero, e fan le corpacciate di cacciagione nei loro conviti. Se alcun di quei furiosi conti, caccia dal talamo nuziale la casta sua sposa, la leggenda narra bentosto come la morte lo ha colto in mezzo a' suoi carnali banchetti[52]; ivi un povero servo che s'è fatto monaco o eremita, esercita, per mezzo de' miracoli, maggior potere che non il conte e il duca, chè alle sue preci accorrono le celesti legioni, ed i diavoli sono gli strumenti che adoprano le leggende a far stare a segno il malvagio.
Le vite dei santi sono il racconto più schietto di que' tempi, esse affidano i deboli, e spaventano i potenti; nei Bollandisti, più che altrove è da imparare il medio evo; Plutarchi della solitudine che descriveano con fede i miracoli onde il debole era stato salvo dalla vendetta del forte. Le leggende furon l'unico freno per avventura onde la società fu salva dalle violenze della guerra; questi miti del cristianesimo erano in armonia con lo stato sociale; vi furon luoghi sacri contro la violenta man del soldato, vi furon deboli risparmiati, vi fu una morale mantenuta per le vive impressioni della credenza: leggete i miracoli di san Germano descritti da frate Aimoino[53]; la storia di san Benedetto, il predicatore dell'Inghilterra; la vita di Martino da Tours, e vedrete che l'esempio di questi uomini pii aveva preparato e indirizzato le generazioni verso una via migliore. In una società ancor selvaggia, era pur bisogno di queste umane leggende, che nobilitasser la donna, proteggessero i deboli fanciulli, i servi, le città, i mercati e i pellegrini. E tu nobile, Genoveffa del Brabante, non eri tu ivi la donna perseguitata dal traditore e dal forte dalla man di Dio guidata e salvata dagli oltraggi dello sleal maggiordomo?[54]
Alcune di tali leggende raccontan la vita errante dei Santi che si consacrano all'apostolato in terre incognite, e se la maggior parte dei monaci si chiudono in cella per insegnare al mondo esservi una felicità in cospetto di Dio e di sè stesso, e se altri pregano e digiunano per avvezzare il mondo alle mortificazioni, mentre gli uomini di guerra ingrassan di selvaggina fra gli stravizzi del convito, altri cherici si votano alla vita errante per bandire la parola di Dio, e appunto quando la società è più circondata di Barbari estranei alla civiltà e alla fede cristiana, vescovi pieni di fervore s'avviano ver quelle inospiti contrade per predicare e convertire. San Benedetto Biscopo o Bischopo[55], ammaestra i popoli dell'Ettarchia sassone; Vilfredo o Bonifazio, sassone anch'egli, si fa apostolo della Germania, e fonda di mano in man ch'ei passa città e monasteri nell'Assia e nella Turingia dalle scure foreste[56]. Tutti quei paesi son coperti di barbare torme; nelle Ardenne pure son popoli selvaggi; vi si adoran gl'idoli del mondo antico, ma nulla fa dare addietro gli apostoli, nè la crudeltà de' Frisoni, nè l'odio efferato dei Sassoni contro le massime e le leggi del cristianesimo. Muovono essi per insegnare la verità senz'altro portar seco che alcune lettere dei papi e dei principi, e predicano per annunziare in ogni luogo il vero Dio, la santità del matrimonio, la vita e la missione di Cristo. Spesso a coronamento dell'opera loro, quegli apostoli patiscono il martirio, un tumulto di popolo gli sacrifica appiè degli idoli, e cadon sotto l'asta o la scure. Così finì san Bonifazio[57] sull'indomita terra dei Frisii, che gli strapparon le viscere, e sfragellarono il cranio contro quelle pietre insanguinate.