Nè men ci volea di quest'operoso commercio per soddisfare a tutti i bisogni di quella nascente civiltà. Il lusso veniva l'un di più che l'altro crescendo; si profondea l'oro e l'argento nei mobili, alcuni anche faceansi d'oro massiccio; Dagoberto re, facea far una sedia o un trono a sant'Eligio, tutto, comechè grandissimo, tempestato di perle sino alla cima. La vita di sant'Eligio, scritta da sant'Adoeno, è una curiosissima nomenclatura di quanto possa l'ingegno d'un artefice pel progresso dell'industria. Nelle occasioni che i re tenean loro corti plenarie, ricchissime eran le vestimenta, e abbiamo dal medesimo sant'Adoeno la descrizione del vestito di sant'Eligio, quando era dall'uffizio suo chiamato alla corte. Avea la camicia di lino finissimo, ricamata d'oro agli orli; la tunica o dalmatica era di seta intessuta d'oro e di gemme, che mandavano intorno vivissimo splendore; avea le maniche coperte di diamanti e smeraldi, con braccialetti d'oro, e cintura simile lavorata con mirabile artificio e la borsa ricamata di pietre preziose e sì rilucenti, che splendevan da lungi a pari del sole.
Cotesto lusso importava un gran giro della moneta, e però i capitolari cominciano già a statuir sul valore dei soldi e dei denari; gli ebrei, nelle cui mani era ito a finir quasi tutto il contante, lo prestavano a interesse grossissimo; potentissimi eran costoro sotto Dagoberto, nè mai forse godettero a memoria d'uomini, di più ampli privilegi. La moneta che era d'oro tutta e d'argento, contavasi per marchi, lire, soldi e denari. Noi vediamo nelle vite de' Bollandisti più d'un Santo affaticarsi pure per introdur nel commercio i principii di probità e d'onore. Predicavano essi contro la vendita degli schiavi[94], contro l'usura, sì contraria alla fede cristiana, e contro le rapine della gente da guerra, che impedivano a' mercatanti di professare liberamente il loro traffico. Molto dovettero alla religione cristiana, nelle Gallie, le arti, il commercio, le lettere, e a ben conoscere quella società è bisogno studiarla nelle vite de' Santi: la cronaca non è altro che una copia imperfetta; ma nelle divote relazioni raccolte da' contemporanei ben puoi farti un giusto concetto dei costumi e degli usi del medio evo.
CAPITOLO IV. LA GERARCHIA E LA PODESTÀ NEL DECADER DE' MEROVINGI.
I papi. — I patriarchi di Costantinopoli. — Gl'Imperatori d'Oriente. — I re dei Longobardi. — I duchi del Friuli, di Spoleti, di Benevento. — I re dei Bulgari. — I califfi. — I re o condottieri d'uomini appo i Sassoni. — Gli Scandinavi. — La ettarchia. — I re merovingi dopo Dagoberto. — La dignità dei prefetti di palazzo della Neustria e dell'Austrasia. — I Grimoaldi. — I Martini. — Pipino il Vecchio. — Pipino d'Eristal. — I duchi d'Austrasia, I prefetti di Neustria.
628 — 714.
Difficilissimo sopr'ogni cosa è nella confusion che precede la civiltà disciplinata de' popoli, il tener dietro alla storia della podestà; che se ci troviamo imbrogliati sol quando è da penetrare in mezzo alle razze, sceverarne le origini, stabilirle dall'indole e sembianze loro, come potrem poi esattamente diffinire la via e il progresso della potenza sociale? I conflitti della forza e della violenza hanno un carattere instabile, che non si può cogliere, e nondimeno non v'è cosa che più di questa importi a spiegar l'origine e l'incremento dell'impero carolingico. Egli si vuol in un rapido sunto ristringere il prospetto dei poteri nella società al settimo ed ottavo secolo, e determinare in ispezialtà, in quai mani fosse confidato il reggimento degli uomini e delle idee in quei tempi di scotimenti e di tenebre.
La succession de' papi a questi tempi è rapida al par della morte che abbatte la canuta e debil vecchiaia; Roma sempre turbolenta città, governata dai tralignati suoi patrizii e da' suoi scaduti comizii, straziava i papi, in balía ora de' Barbari, che davano il guasto all'Italia, ed or degli imperadori di Costantinopoli, forse più crudeli ancor dei Barbari perchè più raffinati. Chi legge le vite di san Martino e di sant'Eugenio, che furon papi ambedue nello spazio di men che otto anni, potrà far ragione delle tempeste ond'era di que' dì agitata la navicella di san Pietro. Martino viene a forza condotto via dai greci imperatori, e cacciato nel Chersoneso taurico[95] dove morì di fame; Eugenio, che gli succede, non dura più che due anni[96]; Vitaliano; uom di fermo proposito, provasi a riordinar l'unità della Chiesa scomunicando i vescovi, che vogliono da essa spiccarsi[97]; Adeodato sostiene la dignità papale, e imparte agli imperatori ed ai re la benedizione apostolica con l'autorità di un padre sopra i figliuoli. Tutti questi pontificati durano tre o quattro anni appena, nel qual breve periodo i papi usano mente e zelo a constituir la forza della Chiesa; essi hanno a difendersi contro i re longobardi, contra i conti di Benevento, e contro i duchi di Spoleti e del Friuli, che sovraneggiano l'Italia, e a contrastar continuamente contro i patriarchi ed i vescovi, che disconoscer vogliono i diritti dell'unità cattolica. L'elezione dei papi vien fatta a Roma nelle antiche basiliche, e gl'imperatori di Bisanzio punto non riconoscono il primato dei pontefici italiani; è l'antica gelosia delle due metropoli del mondo, Roma e Costantinopoli, sotto altra forma. I più dei papi sono italiani, e difendono l'antica nazional preminenza dei Romani; se non che a quando a quando i cesari di Bisanzio ottengono di far eleggere alcun Greco al soglio pontificio, e trovano in lui maggior ubbidienza. Così sotto l'impression religiosa viene manifestandosi l'antica gelosia dei patrizii del Lazio verso i nuovi porporati cortigiani che vivon nella città di Costantino.
Gregorio II, fu tra quei papi latini il più illustre. Romano di nazione, ed uomo di scienza, da bibliotecario e da custode ch'egli era delle bolle e degli archivi, fu eletto papa dal popolo, e volgendo ogni cura sua alla predicazione evangelica fra le nazioni barbare, empiè d'intrepidi missionarii la Germania. I Bollandisti ci hanno conservata la vita di san Corbiniano, nativo di Chatres, nelle vicinanze di Parigi, il quale precedè nell'apostolato in Germania san Bonifazio, ed ebbe il sacro suo mandato da san Gregorio papa. Corbiniano scorreva la Sassonia, intantochè Bonifazio convertiva la Turingia e la Baviera. San Gregorio fu un de' pontefici più operosi e più dotti, e l'epistole sue a Carlo Martello, prefetto del palazzo, sono un modello della fermezza ed insiem della grandezza che aver debbe un pontefice. Nemico a lui violentissimo sopra tutti fu Leone l'Isaurico, quel barbaro soldato che seppe recarsi in mano il fren de' Greci protestandosi altamente iconoclasta. San Gregorio si fece a difender le immagini, divoto oggetto della pubblica venerazione; e Romano com'egli era, e tenerissimo della sua italiana patria, patir non volle che l'antico Lazio si sottoponesse al principato de' Greci, e i discendenti de' patrizii, le prische famiglie dei Paoli Emillii e dei Marii[98] conservarono l'indipendenza loro appiè dei circhi e dei templi, avanzi della grandezza romana.
Il patriarcato fu instituzione orientale ed antichissima per le chiese di Costantinopoli, d'Alessandria, d'Antiochia e di Gerusalemme. I patriarchi nascevano in un con l'apostolato, però che i metropolitani d'Egitto e della Siria furon contemporanei degli apostoli. Il patriarcato d'Alessandria, che comprendeva l'intiero Egitto, fu fondato da san Marco, e si distese in breve fino agli ultimi confini dell'Abissinia. Quello d'Antiochia abbracciava la Siria, la Palestina e l'Arabia, e se ne attribuisce la fondazione a san Pietro. San Marco fu dannato al martirio in Alessandria, tra le sfrenatezze d'una festa di Serapide, e san Pietro lasciò Antiochia, per venir a morire in Roma, dove fondò il papato, quell'instituzione che poi dovea incivilire il medio evo. Irrepugnabile era l'antichità della Chiesa di Gerusalemme, il cui primo patriarca fu san Jacopo il Minore, d'origine israelitica. La cattedra patriarcale di Costantinopoli saliva essa pure al quarto secolo. Laonde tutti questi vescovi metropolitani potevan contendere d'antichità co' papi, in quella guisa che Bisanzio avea conteso con Roma; pure alla fine la tanta unità papale uscì vittoriosa; ma un lungo conflitto ci volle a sbrogliar questa anarchia nella Chiesa, finchè il genio di Gregorio VII, all'undecimo secolo, venne a ordinarla sotto una sola mano, con cui domò sicuramente la barbarie feudale.
Durava in Costantinopoli l'impero dei cesari, ma dopo Eraclio, da governatore dell'Africa innalzato dai soldati all'onor della porpora, non v'ebbe più alcun imperatore che facesse mostra d'una tal qual vigoria in quel supremo comando; e in quella lunga lista di cesari non troviamo se non uomini sollevati dalla fortuna, e dal capriccio con la medesima prontezza giù precipitati dal trono. L'impero greco intanto resiste in mezzo alle forti e barbare invasioni dei Saracini governati dai califfi, dei Longobardi d'Italia e dei Bulgari, che accampano quasi alle rive del Danubio. Il fuoco greco salvò l'impero, e fu di sostegno alla sua fiacchezza; ora un soldato di brutal forza, ora l'altro sorgea dal mezzo de' campi o de' circhi, e impadronivasi dello scettro, o, più spesso, gl'imperatori non regnavano se non per la protezione dei Barbari, come appunto Giustiniano II, il quale ottenne la corona non altrimenti che per aiuto del re dei Bulgari; più tardi un Armeno assunse la porpora, e le bende imperiali, e la famiglia d'Eraclio si trovò in preda alle persecuzioni di questi coronati avventurieri, che temevano i prìncipi d'antica ed imperiale origine.