L'origine dei maggiordomi o prefetti del palazzo discende quasi dal primo stabilimento dei re franchi, e li troviamo nel sesto secolo, chè quando Dagoberto tutto raccolse in man sua l'impero dei Franchi, ebbe anch'egli a sua dipendenza un prefetto del palazzo. Se non che, appunto perchè sotto Dagoberto il governo del re durava grande e forte, i prefetti del palazzo non furono se non un'imitazione dei grandi uffiziali domestici di cui parla il codice teodosiano e il giustinianeo. L'istoria di costoro, assai confusa com'è, si mesce ai rivolgimenti delle corti di Neustria e d'Austrasia; li vediam condurre i Franchi alla guerra; li vediam contender fra loro: esser uomini forti e animosi, portar nomi tutti d'origine germanica, come son quelli di Grimoaldo, d'Ebroino, di Martino o Martello, che si leggono nel lungo catalogo di siffatti uffiziali; dar timore alla infiacchita sovranità; fare e proclamare i re. La storia di costoro viene spesso a intrecciarsi nelle leggende dei Santi; vivono alla corte e in campo, e le cronache aman piuttosto di scrivere i loro annali che non quelli dei re scioperati[104].
La prima vita un po' chiara, un po' esatta che negli annali della prima schiatta si abbia di questi prefetti palatini si è quella di Pipino il Vecchio, detto anche di Landen, prefetto del Regno d'Austrasia sotto Dagoberto. La storia sua meglio descritta l'abbiamo in una leggenda, però che egli fu in onore di santo, ne fu altrimenti di que' Barbari che spogliavano i monasteri, chè anzi li protesse e ricolmò di doni. Ebb'egli l'autorità in comune con Arnoldo vescovo di Metz, e con Cuniberto vescovo di Colonia. Sotto Dagoberto, re guerriero com'egli era, i prefetti del palazzo altro non furono che semplici ministri.
Pipino il Vecchio ebbe a successor nella sua prefettura d'Austrasia Pipino il Grosso o d'Eristal, suo nipote di figlio, ma solo per madre: la progenie sua veniva dall'Austrasia, ed ei dovette il soprannome di Eristal ad un piccol villaggio della Belgica dov'era nato. Formavano gli Austrasii la parte germanica più fiera ed indomita del regno dei Franchi, e aveano conservato la prodezza e il vigore della prisca origine loro. Alla morte di Dagoberto, elessero eglino a governarli, col grado di duca, Pipino d'Eristal e Martino o Martello, che non vuol esser confuso con Carlo Martello. Amendue questi prefetti palatini portarono le loro armi in Neustria, dove Martino periva in battaglia, intantochè Ebroino, prefetto di quel regno, veniva ucciso con una mazzata, e Terigi o Teoderico, re di Neustria, vinto anch'esso, era forzato a prender Pipino per suo prefetto. Distinzione curiosa! Pipino d'Eristal, non è sol prefetto, ma duca e signore d'Austrasia, cioè condottiero d'uomini; invade la Neustria co' suoi Germani, da lui guidati alla guerra da vero conquistatore, s'impadronisce per forza della prefettura palatina, ma punto cozzar non vuole co' pregiudizi della razza de' Franchi neustri e borgognoni che vogliono la dignità reale ereditaria nella famiglia di Clodoveo, e rispetta questo principio, chè ei ben si ricorda come suo zio Grimoaldo, prefetto anch'ei del palazzo, avendo voluto innalzar per usurpazione un de' figli suoi sul trono de' Merovei, i popoli non vollero mai riconoscerlo. Pipino d'Eristal è un uom di fermo pensare, ei governa i Franchi come duca d'Austrasia e insieme come prefetto palatino di Borgogna e di Neustria[105], e tanto bastar gli dee. V'ha un momento in cui egli si attenta d'impossessarsi della dignità regale, di por la mano sul diadema, ma invano, chè infruttuosi riescono tutti questi suoi tentativi, però che i Franchi hanno, come tutti i popoli barbari, una certa fedeltà alla famiglia che possiede la podestà sovrana, e la eredità è inerente ad essa, tal come appunto ella si trova in Oriente nei Califfi; ed è una massima tolta dalle sacre tradizioni del tempio d'Israele; l'eredità contrassegna del suo sigillo le più bambinesche del pari che le più deboli fronti.
Molto vi fu da combattere innanzi che la schiatta carolina, tutta germanica com'ell'era, venisse con grado regio a piantarsi nella Neustria e nella Borgogna, e ancor continua il conflitto del principio ereditario colla forza materiale, che risiede nella famiglia dei Pipini; i quali già son duchi d'Austrasia, ma per diventar re dei Franchi hanno ancor molti servigi a prestare, e bisogno d'uno spossamento morale nella dinastia di Meroveo. L'usurpamento dei Carolingi fu come un'irruzione della schiatta germanica in mezzo ai Franchi dell'Austrasia e della Borgogna; i duchi germanici divennero i re di Parigi e dei Borgognoni; punto istorico questo che anch'esso prepara ed avvia la grand'opera di Carlomagno.
CAPITOLO V. CARLO MARTELLO.
Origine e nascita di Carlo Martello. — Suo nome. — Sua puerizia. — Prefetture dl Neustria ed Austrasia. — Cattività sua. — Sue prime guerre. — Invasione della Neustria. — Guerra meridionale d'Aquitania. — Le forze de' Saracini allargansi al mezzodì delle Gallie. — Guasto delle città. — Disfatta di Manuza per opera di Guglielmo di Poitiers. — Leghe dei Saracini. — Nuova invasione. — Abderamo. — La schiatta germanica in Aquitania. — Battaglia di Tours o di Poitiers — Relazioni degli Arabi. — Degli autori occidentali. — Terre clericali. — Terre dei soldati. — Leggende intorno a Carlo Martello. — Sue pratiche con Roma. — Diplomi e documenti. — Tradizioni cavalleresche. — Canzoni eroiche. — Primo canto dell'Epopea di Garino il Loreno.
715 — 741.
Pipino d'Eristal avea da poco compiuta l'occupazione della Neustria e dell'Aquitania, con l'aiuto delle fiere genti d'Austrasia, che ei conducea come capo. Gli antichi Franchi s'erano effeminati nelle città del mezzo e australi della Gallia; essi più non erano i guerrieri del Reno e della Mosa, e fatti troppo Romani, avean tralignato dagli antichi loro marziali costumi sotto l'influenza della più benigna civiltà dei vescovi, dei cherici e dei Galli. Pipino d'Eristal, come venuto dalla Svevia e dalla Turingia, assicurò il primato agli usi e costumi germanici, e come duca d'Austrasia e prefetto palatino di tutta la nazione dei Franchi, fece che essi accettassero a re loro tre giovani della schiatta di Meroveo, che furono: Clodoveo III, Childeberto III e Dagoberto III.
Nella vita, sua benchè tanto agitata, Pipino d'Eristallo si tenea ne' suoi palagi più donne, invano i vescovi opponendosi a questa consuetudine dei prischi tempi della Germania; i re e i duchi austrasii aveano mogli, concubine e compagne e schiave ch'ei cambiavano e ripudiavano a grado loro. Due figli, Drogone e Grimoaldo, gli avea partoriti Pletrude, una di queste mogli, e due Alpaide, un'altra concubina o sposa sua, il primo de' quali ebbe nome Carlo o Karl, usato nella schiatta d'Austrasia; il quale allevato presso il padre, fu, da pargoletto, il più careggiato dal padre, perchè avea la madre bella, ed egli era l'ultimo. San Lamberto, vescovo di Maestricht, denunziò l'unione di Pipino e d'Alpaide per un adulterio e un incesto: ma la cristiana sua voce non ebbe ascolto, e colei continuò ad essere amata e accarezzata come prima, e Odone, conte austrasio, fratello della donna oltraggiata, trafisse d'una stoccata, dentro al medesimo santuario, il pio san Lamberto, e il lasciò morto sulle soglie della cattedrale. Drogone e Grimoaldo morirono prima di Pipino, lasciando alcuni figliuoli in età tenerissima ancora, che per diritto ereditario chiamar si vollero al governo degli Austrasii, dei Neustri e dei Borgognoni; cosa contro la consuetudine, però che i prefetti del palazzo dovean essere robusti ed atti a condur la gente d'armi; nè era possibile che una intrepida generazione, come i Franchi erano, patisse re senza forza e prefetti del palazzo fanciulli. A condurre pertanto a fine il disegno suo, che quello era di dar que' duchi ai Franchi sotto la tutela d'una donna, Pletrude fece chiuder Carlo in una delle torri di Colonia, come figlio d'una concubina.
Ma Carlo non rimase colà entro a lungo imprigionato, che fuggitone anzi per zelo dei fedeli di Pipino d'Austrasia, i quali il riconobbero, assunse il titolo di duca d'Austrasia, e per tale in breve il gridarono i Franchi, simile com'egli era in tutto a Pipino d'Eristallo suo padre. Fatto di questo modo capo militare d'Austrasia, Carlo chiuse in un monastero la tracotante donna, che avea voluto costituirsi reggente, e partì i tesori fra la gente d'armi. Ecco dunque Carlo duca d'Austrasia; intanto i Neustri, che pur non volevano per prefetto un fanciullo, si eleggevano a capo Ranfredi, e questi e Carlo, uom d'armi l'uno; e uom d'armi l'altro, rompevan guerra fra loro. Ranfredi, con l'aiuto dei Frisoni, nazione in gara cogli Austrasii, assalì gagliardamente Carlo, a cui sulle prime toccò una sconfitta; ma indi tosto ritornò a battaglia e i germanici suoi Franchi fecer macello dei Neustri e dei Frisoni. Si trattò della pace, e Carlo diceva a Ranfredi: «Lasciami le terre d'Austrasia, tienti la Neustria, e sarà tregua fra noi». Ma Ranfredi, parlando a nome di Chilperico, un de' Merovei, volea tutto governare, e ricusava i patti. Ad un re dunque si volea contrapporre un altro re, che tale era l'uso dei Franchi, onde Carlo prende anch'egli un Meroveo, facendolo re sotto il nome di Clotario, e fatto questo, muove co' suoi guerrieri di razza germanica, viene a giornata co' Neustri a Vincy e gli sbaraglia, si diffila verso Reims, trova nel piano le genti della Neustria congiunte con quelle dell'Aquitania, viene con esse a campal battaglia, e pel valore delle sue nordiche schiere, meno effeminate, meno use alle mollezze della vita, riporta un'altra luminosa vittoria[106].