Anche nelle valli de' Pirenei durò per lungo tempo questa dolorosa memoria di Roncisvalle, ed un canto dl que' montanari in lingua basca celebra la vittoria dei loro antenati sui guerrieri dì Carlomagno[181]; esso è come dire l'espressione dei sentimenti e degli odii di quella popolazione contro gli uomini del Norte che venivano a turbare la pace de' Pirenei. Ivi non è alcun lamento per gli uccisi paladini, non compianto per Orlando, ma solo la cara memoria della vendetta contro que' guerrieri che abbandonarono il Reno e la Mosella per venir a piombare sull'Ebro. Ecco quel canto antico, selvaggio in uno e sublime. «Un grido sorse dal monti, e il pastore dimanda: Chi va là, chi mi vuole? E il cane, che appiè dormiva del suo padrone, si sveglia, ed empie la valle de' suoi latrati. È il sordo mormorio d'un'oste che si avanza, a cui rispondono i nostri dalla vetta dei monti soffiando nei loro corni bovini. Vengono! vengono! o che selva di lance! quante bandiere! o che lampi mandano le armi loro! Quanti sono! Contali bene, figliuolo: venti e migliaia d'altri ancora. Orsù uniamo le nerborute nostre braccia, strappiamo questi massi, gittiamoli dalla cima dei monti sui loro capi, schiacciamoli, ammazziamoli. E che vengono a far questi uomini del Norte nelle nostre montagne? le montagne sono fatte da Dio a frenare il corso degli uomini. — E i massi rotolano, il sangue scorre: oh quante ossa peste! oh che mare dl sangue! Fuggite, fuggite, voi che avete ancor lena e un cavallo!.... Fuggi, re Carlo, con le tue piume nere e con la rossa tua cappa; il tuo nipote, il primo de' tuoi prodi, il tuo caro Orlando è laggiù steso morto. Fuggono, fuggono! Tutto è finito; e voi, montanari tutti, forbite le vostre frecce, e riponetele insieme col vostro corno di bue; a notte le aquile verranno a divorar quelle peste carni, e tutte quell'ossa biancheggeranno in eterno!»
Niun rincrescimento si desta in que' valligiani, chè essi punto non sceverano il sangue cristiano dal sangue saracino; nè trovan l'uno più nobile o più puro dell'altro; gli uomini del Norte son venuti a turbare i loro pascoli, a ingombrar le loro valli, a scuoter le loro montagne, ed essi fan rotolar su loro que' massi: è l'espressione d'un odio di cuore, e godono al pensiero di veder l'aquile alpine divorarsi quelle carni ancor sanguinenti, e di contemplar quelle ossa biancheggianti. La rotta di Roncisvalle è un monumento di gloria pe' Baschi, però che da loro furon distrutti gli uomini del Nord in quelle alpestri contrade. Nella Navarra ogni cosa è piena della memoria d'Orlando, e ci si vedon le cappelle espiatorie in onore dell'eroe; i massi spaccati da Durindana, e l'eco de' Pirenei vi ripete Orlando in quella guisa che le onde del Reno scorrendo gorgogliano maestose il nome di Carlomagno[182].
Scorrete la Spagna, e le romanze di Castiglia, le scagne dell'Andalusia, e le ramble di Barcellona vi racconteranno pure le ambasce di Alda la bella, la casta moglie d'Orlando, dopo le gramaglie di Roncisvalle; tradizione che si ripete d'abituro in abituro nell'Alava ed in mezzo alle torri del Mauro, in Navarra, a Valenza, a Badajoz ed a Murcia, dove tuttor l'ho trovata. Eccovi ora la romanza di Alda la bella, tradotta dall'antica lingua castigliana: — Stava donna Alda, la sposa di don Orlando, in Parigi, con seco trecento dame per accompagnarla; tutte vestono un abito simjle, tutte calzano una simile calzatura, e tutte mangiano ad una mensa, tutte il medesimo pane, eccetto donna Alda, la maggioringa fra loro. Cento filavano oro, cento tessevano zendado[183], cento suonavano vari stromenti per divertir la loro signora; ed un giorno ch'ella erasi addormentata al suono di quegli stromenti, ella ebbe un sogno, un tristissimo sogno. Svegliatasi tutta spaventata, mandò grida sì acute che furono udite per tutta la città, e le sue dame le dimandarono: «Che avete, nostra signora? Chi vi ha fatto male? — Un sogno, donne mie, che mi dà molto da pensare. Mi son trovata sopra un monte altissimo, in luogo deserto, e sopra questo monte sì alto ho veduto un astore con l'ali spiegate, e dietro un'aquila che lo inseguiva con acute strida, e l'astore si ricoverò sotto le mie vesti, intanto che quell'aquila grossissima, cogli occhi accesi d'ira, sforzandosi trarlo di là sotto, gli spennacchiava le ali e gli dava di gran beccate». Ora la cameriera le rispose: «Vi spiegherò io subito questo sogno, mia signora». Ma ella cerca in vano di consolar la sua signora, che ha pur sempre fitto in mente quel sogno come un pensiero di morte. Ahimè! un altro giorno di gran mattino si recan lettere scritte a nero di dentro, e fuori tinte di sangue; era morto lo sposo di donna Alda, don Orlando era morto alla rotta di Roncisvalle! —
Questa rotta di Roncisvalle avea dunque in ogni luogo contristato il popolo cristiano, e la raccontavano e recitavano in flebile suono a ricordar la catastrofe della cavalleria e il tragico episodio del regno di Carlomagno. Così ogni nazione ha la sua funebre avventura, la sua gran disfatta ch'essa piange come un funerale della patria; i suoi poeti ne sono concitati, contristati gli storici, e dopo secoli e secoli ancor dura la memoria di quel giorno fatale in cui caddero i più sublimi difensori d'una nazione già spenta!
CAPITOLO XII. GUERRE DI CARLOMAGNO CONTRO I VASSALLI E I POPOLI LONTANI.
I duchi di razza lombarda. — Sollevazione del Friuli. — Ribellione dei Bavari. — Spedizione fra i Bretoni. — Lega dei duchi di Benevento, dei Greci e dei Bavari. — Dieta contro Tassillone duca di Baviera. — Guerra contro i Longobardi ed i Greci. — Spedizione contro gli Avari e le nazioni slave. — Guerra pannonica. — Conquista delle Isole Baleari, della Calabria e del paese degli Avari. — La Venezia e la Dalmazia soggiogate. — L'isola di Corsica. — Spedizioni favolose di Carlomagno. — Mistero intorno alle sue grandi correrie militari.
780 — 806.
Chi scorre le cronache antiche e le tradizioni popolari, scosso rimane al vedere l'immensa vastità delle conquiste di Carlomagno. Gli annali scritti nella solitudine del monastero sono laconici, come esser deggiono le opere di uomini che non avendo avuta cooperazione nelle attive faccende della vita, le considerano tutte quante come avvenimenti uniformi e in un campo circoscritto; i devoti allievi del chiostro si contentano di citare una data, un fatto, un viaggio, senza entrare in alcuno di quei particolari, che rischiarar possono la storia circa la natura e i risultamenti d'ogni singola spedizione. Non trovansi dunque se non alcune semplici note, sulle corse vittoriose di Carlomagno, e ben si sa aver egli recato la guerra or sul Danubio, or sulla cima de' Pirenei, or sull'Ebro, or nella Bretagna, ma non vi sono ragguagli, e troppo è se nelle guerre maggiori, le canzoni eroiche e i racconti dei romanzi di cavalleria, vengono ad aggiunger qualche episodio, alla menzion generale dei fatti d'armi del re franco o dell'imperatore.
Dallo studio, nondimanco, delle cronache, impariamo profondamente a conoscere ed a sentir la grandezza e la potenza di Carlomagno. Cosa non v'ha che comparar si possa a questo smisurato intento della sua vita; dappertutto tu trovi il re Carlo; egli scorre in lungo e in largo l'Europa, i suoi diplomi son dati da cento reggie e ville di nomi diversi; che s'ei preferisce d'abitar le terre della Germania, ed ama di trovarsi nelle scure foreste de' suoi maggiori, e alle caccie della Turingia e delle Ardenne, non lascia tuttavia di correr continuamente gli altri ampli paesi che compongono l'impero suo; nè questa irrequieta fattività sua mai ha posa un momento. I popoli insorgono, si sollevano, duchi e conti prendono l'armi, ed ecco Carlomagno reprimer con la forza questi conati d'independenza! Egli è sempre a cavallo agitando la pesante sua spada; non si dà tregua mai nè riposo nell'opera sua gigantesca, e la fama sua cresce a segno che alcune cronache suppongono conquiste e spedizioni armate, ch'ei pur mai non fece. Di questo modo le canzoni eroiche attribuiscono a Carlo imperatore la conquista di Costantinopoli ed anche una spedizione al Santo Sepolcro. Secondo queste poetiche tradizioni Carlomagno non portò già soltanto l'armi sulle rive dell'Ebro, ma sì pure alle colonne d'Ercole, e conquistò la Spagna in uno e la Grecia, e ruppe la doppia podestà del Califfato e dell'impero d'Oriente. Cosa difficile in tanta oscurità è il dividere in due parti le cronache vere e le false leggende che si riferiscono a Carlomagno, però che questo nome signoreggia il medio evo, nè cosa s'è fatta di qualche celebrità in quei tempi che al nome stesso non s'attribuisca. Alla critica dunque è forza esercitarsi in mezzo alla confusione dei fatti e dei tempi; ora io m'accingo a tentar di ridurre questi sparti annali della conquista nei termini del vero.
La prima guerra speciale, escluse le tre principali spedizioni di Carlomagno, è rivolta contro i duchi del Friuli, che serbano una frazione della monarchia longobardica, distrutta dalla vittoriosa potenza di esso Carlomagno, essendochè le razze non cadono così tutt'a un tratto, e sopravvivono alla distruzione della potenza lor nazionale. I re longobardi aveano tre feudatari della loro monarchia, i cui feudi dipendevan dalla corona di ferro, ed erano i duchi del Friuli, di Spoleti e di Benevento, dei quali Carlomagno, poi che si fu posto in capo a Monza la detta corona, si contentò di ricever l'omaggio, credendoli oramai sottomessi all'autorità sua; e gli fu ben forza contentarsi di questa semplice prestazione di omaggio e di fede (che fu dagli statuti feudali più tardi regolata) in tempo che occupato nel governo di vaste terre e in continue spedizioni, non poteva tutto sopravvedere. Di tal modo que' duchi furon dunque di nuovo rappiccati alla corona di ferro: ma germogli com'erano del ceppo longobardo, e congiunti di Desiderio o degli Astolfi, re loro nazionali, impazientemente sopportavano il giogo straniero, ed a simiglianza dei Sassoni e degli altri popoli di fresco soggiogati, approfittavano delle lontane spedizioni di Carlomagno per insorgere contro di lui.