[30]. I Bulgari erano senza più un ramo della gran famiglia degli Unni. Questa denominazione di Bulgari la troviamo per la prima volta in Ennodio Panegyr. Theodorici: V. Il padre Sirmond, t. I. pag. 1598-1590.

[31]. Son essi i due autori dei grandi pellegrinaggi del Nord, ond'è che la vita di sant'Anscario vien consultata da tutti i dotti di Norvegia e di Svezia, quando studiar vogliono le antichità patrie. V. Vita etc.

[32]. Molte torte opinioni, a parer mio, si formarono e spacciarono intorno alla caduta dell'Impero di Bisanzio; chè la sua condizione era tuttavia splendida nel settimo e nell'ottavo secolo. Veggasi intorno alle forme ed alla grandezza di questa nobile ruina la bell'opera di Costantino Πορφυρογενητος, De cæremoniis aulæ et Ecclesiæ byzantinæ, ediz. del Reiske, 1751, in-fol.

[33]. Gl'imperatori non negarono mai questi titoli ai re franchi; n'aveano troppa paura. Il proverbio bisantino diceva «Τον φράνκον φίλον ἔχῃς, γείτονα οὺκ, ἔχῃς».

[34]. Le corrispondenze diplomatiche di Carlomagno cogli imperatori di Bisanzio furono non poco importanti. Quanto alla proposta delle nozze di lui con l'imperatrice Irene, essa pare a me troppo arrischiata; ben credo che Adriano e Leone, papi, ci potesser pensare dassenno, come un mezzo ad unir le due Chiese, e ad abbattere la potenza del califfato e dei Saraceni. È da ricordare altresì che la pia Irene aveva ristorato il culto delle sacre immagini.

[35]. Mi piaccion gli uomini di studi speciali, quand'ei dedican la vita a questa o quella parte della scienza. Il dotto amico mio Reinaud, ha ottenuto con le sue investigazioni, di rischiarare la maggior parte delle quistioni della letteratura numismatica e della storia orientale. Dopo la morte del Sacy io lo credo il più sapiente orientalista ch'abbia la Francia.

[36]. E' mi pare che il Conde, nell'opera sua sul dominio degli Arabi in Ispagna tratti solo una parte della questione. Il Conde, siccome quegli che dedicò la vita sua allo studio dei manoscritti arabi, non vide se non quella. Senzachè, lo spirito volteriano del secolo decimottavo sforzavasi di trovar l'origine e il principio d'ogni civiltà altrove che nel cristianesimo, donde quelle iperboli intorno alla sapienza dei Cinesi e alla civiltà degli Arabi, di che tanto erano smaniosi gli Enciclopedisti.

[37]. Il padre Felibien ha molto bene trattata questa quistione nelle dissertazioni che egli unì alla sua Storia di Parigi. Il signor Renonard ha sparso ugualmente gran lume nei municipii, ma preoccupato, al solito, dal jus romanum: il municipio è antico al par della Gallia. Ora, non fa di bisogno dire che lo scoprimento della Communs al duodecimo secolo è simile all'ingegnoso trovato della lettera K aggiunta alla parola Franc. Il Secousse e il Brequigny (Ordon. du Louvre, prefazione) poco avean lasciato da dire agli altri intorno ai Comuni, agli altri, che approfittaron delle loro investigazioni, senza pur degnarsi di nominarli.

[38]. Quanto non è da lasciarci increscere che manchino ancora parecchie di siffatte metropoli alla bell'opera della Gallia christiana! Ma I nuovi Benedettini la stanno continuando, ed io spero che questo nazional monumento verrà terminato. Io lo pongo a ragguaglio di quel dei Bollandisti, Act. Sanct., a cui pur mancano alcuni mesi.

[39]. Vedi il divieto fatto dal concilio verberiense, art. 16; Concil. Gall. t. II.