La proprietà è rimasa nelle condizioni del beneficio romano e germanico: qual possiede una terra libera o allodio, e quale la terra dell'erario o del fisco; non v'è orma di feudalità disciplinata, non indizio di quella gerarchia che poi costituisce il diritto pubblico della terza schiatta. Col sussidio dei diplomi e dei cartolari seguir tu puoi l'andamento della proprietà carolingica e delle regie tenute; ma chi cerca ivi l'origine della comune, chi fa sì alto salir nella storia i titoli della libertà attuale, troppo è preoccupato dalle idee de' nostri tempi. Lasciate ad ogni età l'indole sua, ad ogni cosa morta il suo sepolcro, ad ogni generazione del passato la sua sembianza: non v'ebbe terzo stato sotto i Carolingi in quella guisa medesima che non v'ebber pari nel regno di Carlomagno.
V'ha pure un altro genere di documenti, di che molto mi sono giovato nel comporre quest'opera, dir voglio le epopee, ovvero le canzoni narrative, notabili poemi che formano argomenti di nuovi e speciali studi. Certo non è da prestar fede intera a siffatti componimenti epici, i quali furono, per la maggior parte, compilati non più su del secolo XIII, ma pure e' ci rivelano il concetto che il mondo erasi formato di Carlomagno, alcune generazioni dopo di lui, e la grandissima impressione che questo genio avea lasciato ne' suoi contemporanei; chè ci sono nella storia alcuni nomi, i quali nel passare d'età in età si fanno più grandi. Quanto alle dette canzoni, io poco le ho discusse, contentandomi di analizzarle. Io mi son tenuto all'uffizio di archivista dei tempi andati e delle generazioni defunte, e ho raccolto le testimonianze dei sepolcri.
Di utili studii si son fatti recentissimamente intorno ai documenti carolini, e oltre la raccolta del Pertz e dei Benedettini, si son pubblicati alcuni cartolari originali, e quello principalmente di Sithieu o di San Bertino; il libro dei censi della badia di San Germano, fu buono anch'esso a dare un giusto concetto della condizion delle proprietà e delle persone ai tempi dei Carolingi. Essendomi stato conceduto di consultar tutte queste raccolte, io ne trassi alcune preziose notizie, che dar potranno a quest'opera un nuovo aspetto. L'edizione dei testi è impresa di maggior merito assai ch'altri non creda, sol mi duole che lo spirito dei tempi abbia spesso framezzato di mondani e frivoli pensieri queste gravi raccolte, patrimonio un tempo dei monasteri.
Ora fatevi tutti meco a queste investigazioni, o antichi cronisti, trovatori, leggendarii, cancellieri e protonotari di Carlo; sedete una volta ancora ai banchetti delle corti plenarie, alle diete del campo di maggio, bevete con le labbra vostre inaridite dalla morte una capace tazza di vin del Reno, e contempliamo insieme le battaglie della Sassonia, della Lombardia e la rotta funesta di Roncisvalle[11]. Io voglio far conoscere Carlomagno tal quale io l'ho inteso, veduto, toccato. Il disegno di quest'opera mi fu suggerito dal visitar ch'io feci in due fiate la basilica d'Aquisgrana[12], e al calcar co' miei piedi la lapide spaziosa che copre il vuoto sepolcro del grande imperatore, mentre mi pendea sul capo l'antico doppiere di cera gialla offerto da Federigo Barbarossa a san Carlomagno. Io toccai con la mia propria mano il sedile di pietra su cui s'assise: io vedeva in ogni luogo il magno imperatore, e gli occhi suoi sì fiso mi guatavano ch'io n'ebbi spavento. A quel modo egli guardar doveva i suoi paladini, quand'ei comandava in campo. La palla ch'ei teneva in mano, quella era del mondo; la spada era la buona Gioiosa. In mezzo a quelle memorie e a quell'ombre io formai il disegno di quest'opera, e sto, quest'anno, compiendolo in Ravenna, la città del greco esarcato, la città del Longobardi. Aquisgrana ti rammenta Carlomagno imperatore, cinto della corona d'Occidente; Pavia e Monza ti rammentano il re di Lombardia cinto della corona di ferro. Di questo modo quel genio straordinario si mostra per ogni dove, e domina su tre civiltà, la franca, la germana e la lombarda.
Ravenna, a dì 25 d'agosto 1841.
PERIODO DELLA CONQUISTA.
L'onnipotente Signore dei principi, arbitro dei regni e dei tempi, franto innanzi il maraviglioso colosso dai piè di ferro o di creta del romano impero, innalzò per mano dell'illustre Carlo un altro colosso, non meno maraviglioso, col capo d'oro: quello dell'impero dei Franchi.
(Monach. S. Gall., lib I.)
STORIA DI CARLOMAGNO