Smaragdo, abbate di San Michele, diè in luce un'opera pregevole di morale, intitolata la Via regia, e dedicata all'imperatore, nella quale fulminava i vizi capitali e le bollenti passioni degli uomini da guerra dei tempi suoi. E la Via regia facea indi seguire dal Diadema de' monaci fatto a raccender la pietà già presso a spegnersi; poi, sotto il nome di Carlomagno, l'abbate di San Michele indirizzava a papa Leone uno scritto intorno alla natura dello spirito, sublime quistione di filosofia; poi ancora spiegava i Vangeli e la messa, i due fondamenti della fede cattolica e della politica soggezione dei popoli. Vettino, monaco di Richenon, fu un uomo entusiasta e falotico che visse e compiacquesi in un mondo soprannaturale. Questi è colui che vide il purgatorio, e il cielo aperto ai beati; e questa sua visione ci fu narrata da Valfrido Strabone, suo discepolo, però che veduto avea pur Carlomagno in mezzo al purgatorio, in espiazione de' suoi peccati di concupiscenza.
Non lunge dal monastero di San Dionigi vivea un uomo noto sotto il nome di Dungalo. D'onde veniva costui? È opinione ch'ei fosse nativo dell'Ibernia, e in fatti l'Inghilterra e la Scozia erano feconde a quei giorni di begl'ingegni[138]. Datosi all'istruzione, insegnava filosofia ed astronomia, e in una lunga lettera a Carlomagno vien ragionando intorno all'eclisse di sole che avvenne nell'anno 810, e ne segna il crescere e il declinare, allegando le autorità di Platone, di Virgilio, di Plinio e di Macrobio. Tutti i dotti di quel tempo pagavano il loro tributo d'ammirazione a Carlomagno, onde anche Dungalo non dimenticò di celebrare in un poema eroico le gloriose gesta di quel principe, e di far voti per la prosperità dell'impero, e per colui che con tanto senno e valore il reggeva.
In questi rapidi cenni sugli uomini notevoli che illustrarono il tempo di Carlomagno, non s'è potuto allegar se non opere che si riferiscono al cattolicismo ed all'imperatore, nulla essendovi d'estraneo a questi due concetti, perchè nulla v'ha d'estraneo a queste due podestà. Quando una generazione è sotto l'impressione di certe formole, tutto vien ivi a collimare, e chi a quel tempo non avesse pensato alla Chiesa, sarebbe stato come straniero alle idee ed ai costumi del popolo; chi non avesse ogni cosa riferito alla persona di Carlomagno, non si sarebbe accorto di colui che era dal mondo intero acclamato. L'impero e la Chiesa si tenevan per mano; il papa e l'imperatore, doppio e misterioso potere, signoreggiavano la società, e incessante era l'effetto dell'autorità di questi due dominanti pensieri.
Gli è il tempo pure in cui avviene un rinnovellamento di studi, un'azione delle menti, azione fervente, entusiastica, come suole in ogni cosa sul principiare: l'orizzonte appar senza termini, l'avvenir senza limiti. Oh la schietta gioia di tutti quei dotti allo scoprire l'antichità con la sua letteratura e le sue maraviglie! Forman essi, come a dire un'accademia intorno a Carlomagno, per modo che i dotti del secolo decimosettimo vollero in questa congregazione trovar l'origine dell'Università[139]; ivi si tratta di gramatica, d'astronomia, di poesia; e bello è vederli assisi, nel palazzo d'Aquisgrana, intorno all'imperatore, sdegnare i nomi franchi e germanici della loro schiatta, sol degne avendo del magnanimo loro affetto Roma e la Grecia. Dameta scrive indi ad Omero, e Davide è il protettore supremo; l'uno è Virgilio, l'altro Orazio, ed amano di scandere i versi latini, ad essi barbara parendo la patria favella; vivono sotto le impressioni romane: leggende, poemi epici, epigrammi, epitafi, ogni cosa è in latino; e pii cristiani, ferventi cattolici come sono, pure invocan le muse, e tramezzano alle descrizioni della Chiesa le reminiscenze dell'antichità profana. Gli armoniosi versi di Virgilio destano un ineffabile entusiasmo in quella nascente accademia, e piangono con Ovidio, e scorrono Roma rigenerata con Macrobio alla mano; e Omero trova settatori in tutte le badie.
In ogni parte di questo vastissimo impero si trovano scuole pubbliche e monastiche, quasi metropoli dell'istruzione. La Neustria noverava parecchie di queste scuole madri, che diffondeano il sapere per ogni dove; la più famosa tra esse, per l'antichità sua, era quella di San Martino di Tours, sotto la direzione di Alcuino, della quale fu già più sopra fatta menzione; le lezioni erano pubbliche, e vi s'insegnavano la gramatica, l'astronomia, con maraviglioso concorso di studianti, che ci venivano fin di Germania e d'Inghilterra. Alcuino era secondato da un giovine, di nome Sigolfo, ardente ammiratore di Virgilio, cui egli studiava, per sua delizia, notte e giorni. Ci eran di santi vescovi, che venivano a scuola a San Martino di Tours; le scienze si andavano di là diffondendo per tutta la Neustria; le biblioteche si componevano già di parecchie centinaia di volumi, nè i libri erano punto rari, come poi divennero nel secolo decimo, che le biblioteche de' conventi s'erano arricchite mercè dei pellegrinaggi in Italia e in Oriente, e Carlomagno avea tratto da Costantinopoli e dalla Siria copiosi manoscritti, onde gli autori dell'antichità cominciavano a diventar famigliari.
Altra scuola della Neustria era quella di Corbia, sotto il reggimento del dotto Adalardo; a Tours dominavano, come pare, la dottrina sassone e l'erudizione inglese, a Corbia signoreggiava l'autorità romana del papa. Qui la biblioteca era forse più ricca di quella che avea San Martino di Tours, e vi si conservava, come proprietà della badia, un bel pontificale in lettere d'oro, sopra cartapecora, e quegli stipati scaffali mostravano un san Giovanni Grisostomo, con coperta di porpora ornata d'avorio; e molti di quei libri, confidati alla custodia degli abbati, splendevano di pietre preziose. Le scuole insegnavano giorno e notte la scienza sotto i celebri abbati Pascasio, Radberto ed Anscario; nel chiuso di quelle mura fu da Robano Mauro compilato il libro del calcolo de' tempi; da Corbia moveano i missionari, cui era commesso d'andare ad insegnar la scienza e la religione cristiana nel nord dell'Europa; e quanto curiosa e bella è la relazione di sant'Anscario, che scorre nel nono secolo la Decia e la Svezia! Che dir poi delle scuole di San Vasto d'Arras, di San Fleury o di San Benedetto alla Loira, di Fontenelle, sorgente maravigliosa dell'ecclesiastico sapere! Di Ferrieres, più celebre ancora pe' suoi diletti studi dell'antichità profana, per l'amor suo a Cicerone e Sallustio! Le opere di maggior eleganza e bellezza non erano estranee alle occupazioni di que' monaci, i quali comentavano Quintiliano e Terenzio, e aveano in convento chierichetti, ch'altro non facean che copiare i poeti e gli oratori antichi. Tutte queste scuole della Neustria corrispondevano con l'areopago, ond'era circondato Carlomagno, e ci avea per la scienza un centro, siccome un re pel governo e per la politica.
Fulda e San Gallo furon le due metropoli degli studi germanici; l'una quasi al settentrione, l'altra proprio al mezzodì dell'Alemagna. Fulda pigliava la sua origine dalla predicazione cristiana di san Bonifazio, poichè il santo vescovo, dopo d'aver predicato la religion cristiana ai Sassoni, credette cosa indispensabile instituire un centro delle umane scienze, per indi diffonderle in tutta la Germania; e dopo l'episcopato di Magonza, Fulda fu la sua favorita fondazione, gittata, per così dire, com'ei l'aveva, in mezzo ai Sassoni, come sacra scaturigine d'insegnamenti. Rabano fu il più dotto e scienziato dei suoi abbati, ed a lui succedette Rodolfo, monaco alemanno, storico, poeta e nobilissimo favoreggiatore di tutte le arti[141]. Non disprezziamo, per Dio, questi passati, che provocarono l'attenzione di tutto un secolo: e chi sa mai se resterà pur briciolo dell'opere di questa nostra generazione! Fulda ebbe pur essa le sue degne filiazioni nella scienza, al par di Corbeia, ed emanazione degli studi suoi fu pur la scuola d'Irsaugo, nella diocesi di Spira, dove monaci di ardente fantasia comentarono il cantico dei cantici e il libro di Tobia, dirigendone la musica Erderico, con un'arte sì soave, che fin da cento leghe accorrevano per udirla. L'origine d'Irsaugo era già antica al decimo secolo.
San Gallo, il monastero della Germania meridionale, vedea sempre più ingrossar la sua biblioteca per cura di quei religiosi che attendevano principalmente, con mirabil pazienza, a trascrivere i libri, giovando infinitamente così al progresso delle umane cognizioni. E chi non ama di frugar nelle reliquie di San Gallo, il vero monasterio dell'età carolina? Il Mabillon, quel dotto viaggiatore, lo ha descritto qual era sotto Lodovico il Pio, e ci si veggono, com'ei dice in quel suo semplice linguaggio, scuole dentro e scuole fuori, l'ammaestramento pe' monaci, l'educazione per tutti. Le sette arti liberali eran come il grande albero del sapere. Nell'ore solitarie, colà sulle rive del lago di Costanza, que' monaci si davano ai lavori di mano, con l'attitudine di quegli alpigiani, che pensano, considerano e lavorano ad un tempo in cospetto di Dio. Colà visse, nel nono secolo, un monaco, di nome Sintrano, il quale, dice la leggenda, fu eccellente pittore, intagliatore e sonatore d'ogni sorta di strumenti. Laonde l'intaglio non sarebbe un'invenzione del secolo decimoquinto, ma sì apparterrebbe ad uno dei più rimoti periodi alemanni, al medio evo germanico. In grembo pure a quel monastero venne formandosi l'imaginazione pittoresca e novelliera del monaco di San Gallo, il cronista che, per ordine di Carlo il Calvo, compose la storia di Carlomagno. Fra quelle mura molto si perdonava, però che la scienza purificava la licenza mondana, e la leggenda del figlio di Chiburgo[143] mostra che indulgenza si avesse per gli uomini letterati e scienziati.
Mentre le scuole di Fulda e di San Gallo eran tutte germaniche, quelle di Magonza e di Metz serbavano, come a dire, un misto di origine austrasia e neustrasia: Magonza, in riva del Reno, fondazione di san Bonifazio, d'ond'egli era partito per andar a convertire i Sassoni, gli Alemanni, i Bavari, ebbe un ragguardevol numero di maestri e dottori, fra' quali il sapiente Lullo, successore di san Bonifazio. In quella scuola parlavasi il greco, e parecchi monaci sapevano anche l'ebraico; e da quel santo monastero nascevano le scuole di Paderborna, di Metz, di Verdun; Metz famosa principalmente pe' suoi gramatici, e Verdun pe' suoi copisti. Le quali scuole alemanne tutte furono eziandio rinomate, pel canto ecclesiastico, però che a Metz, a Fulda, a San Gallo, applicavan di proposito alle antifone e agli inni, avendo già fin da quel tempo gli Alemanni quel loro profondo sentire nell'arte della musica. In mezzo a quelle solitudini, quando tutto intorno era silenzio, essi amavano di farsi udir in coro, accompagnati dall'organo. La voce dei Franchi era stridula, nè avea la dolcezza di quella dei Greci, o l'accento facile degli Italiani; ma gli Alemanni avean di bellissime note basse e suoni gravi e solenni, ed eran sublimi maestri a musicar quegl'inni de' morti o di rendimento di grazie, che innalzavansi a Dio in mezzo al rimbombo degli organi nella cattedrale.
Di questo modo la triplice nazione germanica, austrasia e neustriaca, veniva a perfezion riprodotta dalle scuole monastiche. Restava l'Italia, e il regno de' Longobardi, la cui nazione era rappresentata dalla scuola di Montecassino, dove la scienza era spinta all'ultimo apice della perfezione, dappoi che san Benedetto gli avea dato le sue regole. Posto tra la civiltà greca e la civiltà latina, il monastero di Montecassino in sè ricevea il doppio riflesso di Roma e di Bisanzio, e in mezzo alle pubbliche tempeste, era rimasto in piedi come un monumento religioso de' tempi antichi: la sua ricchissima biblioteca durava illesa dai guasti della barbarie; ci si trovavano Bibbie scritte a caratteri d'oro, testi preziosi al pari di quelli di Costantinopoli, i libri della scuola alessandrina, la filosofia d'Aristotile; ed Omero e Cicerone ci aveano il culto loro, a par dei padri della Chiesa. Montecassino fu il potente istruttore degli ordini monastici, l'archetipo sul quale tutti si foggiarono, e quest'azion sua fu tanto più viva e grande, quanto che tutti i monaci erano stretti da una dolce e invariabile fraternità tra loro. Formavan essi come un'ampia repubblica: se un frate di San Benedetto aveva a far viaggio, trovava ospitalità in ogni luogo e protezione; potea scorrere le biblioteche, assistere alle scuole; e le più volte i monasteri erano succursali o colonie fondate dalle chiese madri. Pe' monaci non ci era patria; un frate dell'Inghilterra veniva nella Neustria o nell'Austrasia, ed un frate dell'Aquitania andava a ricoverarsi nell'ospital ricetto d'una badia lombarda o italiana. Quindi nascer dovea quella scambievole, scientifica azione d'una badia sull'altra. Quando un monastero aveva un gran tesoro di scienza, esso lo donava e accomunava; tutte le fondazioni religiose aveano il medesimo grado; ci aveano monaci messaggeri, che andavano a cambiar le pergamene, a portare i manoscritti o a ristorar gli studi da una solitudine all'altra.