Alla lettura di quest'ampio capitolare De villis, sì minuto, sì specificato, ben tu puoi farti, senza più, giustissimo e gravissimo concetto della domestica amministrazione di Carlomagno, poichè ivi egli intende a stabilire i suoi redditi e ad ordinar le sue colonie fiscali, una delle più meravigliose creazioni di quei tempi. Le ville non eran già solo masserie di campagna più o manco estese, ma formavano una intera colonia, ed eran picciole società composte d'operai d'ogni mestiere, i quali, sotto il reggimento d'un delegato del fisco, lavoravano pel ben comune e pel profitto del padrone, specie di tradizioni, così, della famiglia romana ed unione di schiavi e di liberti. Il capitolare De villis è una delle opere più compiute di Carlomagno, perch'esso comprende l'amministrazione d'ognuna delle sue tenute, e ci fa penetrar nella vita interna della società; l'operaio del pari che il cultore, apparteneva al fisco regio, e tutti concorrevan con l'opera loro al miglioramento del podere. Codesti capitolari ci rivelano eziandio lo stato dei beni stabili a que' tempi, la condizione dei servi e degli uomini liberi, il genere di coltura delle terre, chè i Galli erano grandi agricoltori, e dopo aver confusi i metodi loro con le tradizioni di Roma, gli aveano indi via più perfezionati pel commercio loro cogli Arabi. Le ville erano il patrimonio dei re, ed aveano coloni ed altri operai per la terra, artieri che fabbricavano l'armi per la guerra o costruivano bottame per la vendemmia; ogn'uomo aveva il suo stato, ogni uomo della tenuta il suo impiego; le più dell'entrate raccoglievansi in natura; il signore riceveva il vin delle sue ville, i ricolti de' suoi campi, le carni de' suoi castrati e de' suoi maiali, dei quali tenea conto ad uno per uno, perchè ne avea bisogno ne' suoi conviti, quando a ribocco sgorgava entro la tazza feudale il vin del Reno e della Mosella. Laonde ognuno di questi poderi, era un corpo, un insieme che raccoglieva, come in una città, tutte le arti e tutti i mestieri.

L'atto onde sono sì mirabilmente ordinate le ville carlinghe, non è a proprio dire, un capitolare, ma sì una regola composta e data fuori da Carlomagno per l'azienda del suo medesimo patrimonio, e quand'ei fa compilar quest'ampio codice d'amministrazione, altro ancor non è che il re de' Franchi, nè ancor la corona imperiale gli ha cinta la fronte; è il tempo ch'egli si prende ancor più pensiero dell'ordinamento de' suoi poderi, che dell'impero suo. Tale si era la consuetudine dei Franchi della prima schiatta: e' s'applicavano a bene amministrare l'entrate del loro patrimonio, tanto ragguardevoli a que' tempi, da rendere insensibile quasi l'imposta generale. L'entrate del fisco consistevano principalmente in livelli, in contribuzioni, in natura, in servitù per le pubbliche vie, in biada, vino, armi per la guerra e per le corti regie, ed in servigi personali. Da ultimo i redditi del signore crescevano di pochi soldi o denari d'argento imposti agli uomini liberi ed obbligati a mantener lo splendore della corona.

CAPITOLO III. OPERE PUBBLICHE, COMMERCIO, INDUSTRIA.

Delle grandi opere che si riferiscono a Carlomagno. — Torri. — Fari. — Campi, militari o valli. — Chiese. — La cattedrale d'Aquisgrana. — Tradizioni intorno alle chiese di Colonia e di Magonza. — Il gran ponte sul Reno. — Il gran canale. — Congiunzione del Danubio col Reno. — Commercio. — Unità delle monete. — Il maximum, o tariffa delle merci e delle derrate. — Lusso. — Pellicce. — Gioje. — Fiere e mercati. — Marineria. — Ponti. — Costruzion delle navi. — Custodi dei porti e dei fiumi. — Stato delle compagnie de' barcaiuoli.

768 — 814.

Quando un grand'uomo ha con la sua fama signoreggiato una generazione, le tradizioni popolari gli attribuiscono tutte le grandi cose avvenute al tempo suo, e in lui concentrano le opere fatte prima da altre razze già estinte, ed è come il simbolo delle maraviglie d'una civiltà trapassata. Se ci ha un tempio in sfasciumi, se ruine di monumenti, le son cose tutte lasciate da quest'uomo passando nella vita; intorno a lui si annodano tutti gli avvenimenti, tutte le pompe d'un secolo. Tale a noi presentasi appunto la memoria di Carlomagno! Scorrete le città del Reno e del Meno, Magonza, Francoforte, Colonia, Aquisgrana, le città tedesche o belgiche, ogni muraglia diroccata, ogni palazzo che cade, ogni chiesa che ruina, a udir la gente, furono edifizi di Carlomagno; nella Francia meridionale ben anco, attribuite gli sono le ampie e quadrate torri dell'arte romana, testimonio la torre Magna di Nimes. Dalle balze de' Pirenei, che ancor ripetono Roncisvalle, fino alla Sassonia, dove sì popolare è ancora il nome di Vittichindo, non v'ha che questa sola tradizione. Carlomagno ha tutto fatto; egli è il fondatore di tutto che v'ha di più solido e forte nell'ottavo e nel nono secolo.

Difficilissimo adunque si è nelle indagini storiche diffinire il vero o il falso di tutte queste tradizioni; Carlomagno fu il grande edificatore de' pubblici monumenti, non è chi ne dubiti, chè egli attinto avea dalle memorie romane il bisogno di lasciar dopo di sè lunghe vestigia del suo nome, e le sue faccende coi Longobardi, le sue corrispondenze con la Grecia gli avevano dato il genio e i modi a compiere grandiose opere d'arte. A vantaggiare il sistema suo militare, egli si diede innanzi tratto a rizzar gagliarde torri e campi trincerati, o valli, alla foggia delle legioni, a difender le sue frontiere contro le irruzioni dei popoli vicini, e ancor se ne trovano vestigi, che alla forma loro palesan la data dell'ottavo e del nono secolo. Le quali torri sono costrutte come quelle quadrate che i Romani piantavano nei paesi conquistati, a mantenere in soggezione i popoli vinti, e si compongono di quattro forti muraglie, alcuna delle quali munita di merli, con isfogate aperture[48]. Allato a queste torri, sulla marina, sorgevano fari ad esplorar il mare, alcuni dei quali, come il poeta sassone e il monaco di San Gallo riferiscono, furon da Carlomagno fatti costruire in modo che si mandavan segni l'un l'altro ad annunziar la presenza delle flotte nemiche. In progresso di tempo poi, quando le tremende invasioni dei Normanni minacciaron tutte le frontiere della Gallia ed i fiumi che ne fecondano le terre, quelle torri, qua e là piantate, furon destinate a preservare il paese dai pirati scandinavi, e quando, ai giorni del decadimento, le furon poste in non cale, i Normanni penetrar poterono fino ai monasteri e alle città della Senna e della Loira, funesta depredazione che contristò tutto il secolo nono.

Carlomagno attende poi principalmente ad edificar cappelle e basiliche, però che il cristianesimo è il suo perno di civiltà, il nerbo del suo governo, onde, non che proteggere i monasteri, dotarli di tesori, e arricchirli d'entrate, ne fabbrica e fonda di nuovi. Padrone com'egli è delle miniere e delle foreste germaniche, egli invia a Roma lo stagno, il piombo, il legname necessari alle chiese del mondo cristiano. Ma la cattedrale, per cui ha maggior tenerezza, è quella da lui edificata in Aquisgrana; quindi egli spoglia Ravenna de' suoi marmi e del suo porfido[49] per costruirne la cappella reale dov'egli viene ogni dì solenne ad orare, e dove sarà rizzato il suo mausoleo.

Chi visita quell'antica città ci trova in ogni luogo le vestigia di Carlomagno; quell'acque, che bollenti ivi corrono in quell'ampio serbatoio, dove l'operaio discende ogni giorno per bever nella tazza di cuoio a tutti comune, come il pecchero del medio evo, furono scoverte da Carlomagno, ed egli edificar fece quella piscina ove i poveri malati andavano a cercar la guarigione, ed ove egli stesso amava di bagnarsi. Quella cattedrale, che è il vanto e il gioiello della città più ancor vetusta di Colonia, fu fatta edificar dall'imperatore, egli stesso ne pose le fondamenta, ed ivi tuttor si veggono il sedile di gelida pietra, dov'egli si assise, il tesoro tutto splendido della memoria sua, e la tomba dove l'uom gigantesco[50] volle esser deposto, al di sotto della gran cupola di marmo. La cattedrale d'Aquisgrana è anteriore all'arte gotica, vi campeggia lo stile bisantino, e nulla v'ha della scuola moresca o di quei piccioli ghiribizzi del secolo decimoterzo; ci sono invero alcune addizioni fattevi col tempo, e che l'ignoranza ad aggiunger venne alla semplicità della basilica; ma il concetto di questo monumento appartiene al secolo nono, e la pietà delle generazioni ha sottratto queste reliquie al dente del tempo che tutto stritola e consuma.

Magonza, Colonia, Francoforte, anch'esse vogliono aver tutte cattedrali e monumenti pubblici procedenti da Carlomagno. Per le popolazioni germaniche, l'augusto imperatore è un conquistatore, un legislatore, un santo; la grandezza sua non fu, sol per esse, passeggera sopra la terra, ma ella sfolgora ben anco in cielo in mezzo agli angioli, ai confessori ed ai martiri. In quei paesi del Reno dove le compagnie dei muratori fecero sì grandi cose, noi troviam Carlomagno scritto fra i capi loro, e le tradizioni il rappresentano, e con esso Rinaldo di Montalbano, e Orlando e gli altri più famosi paladini, in atto di cambiar tutti i loro nobili manti nel povero vestito dell'operaio, per dar mano ad innalzar cattedrali, e ad edificar monasteri[51]. Rinaldo, con la squadra in mano, portò anch'esso i suoi gran petroni per la basilica, e queste favolose tradizioni, insieme con le leggende intorno ai fatti degli angioli e dei santi, giovano a spiegare la maggior parte delle opere maravigliose di Colonia, di Magonza, di Francoforte e d'Aquisgrana. Cattedrali, castelli fortificati sui poggi del Reno, torri solitarie, tutti questi monumenti si riferiscono alla storia di Carlomagno; ogni filo d'erba che spunta sulle ruine di Fulda, ti ripete il nome del grande imperatore.