Nelle vicinanze di Assouan ed a levante del sentiero che conduce verso la prima Cateratta stanno le antiche cave di granito, dove si estraevano quei superbi e giganteschi monoliti per obelischi, per colonne, per statue ecc.

S'incontrano ancora oggigiorno notevoli traccie dell'abilità e diligenza degli scalpellini, che lavoravano pei Faraoni.

Qui un poderoso blocco, là un obelisco levigato già da tre lati. Entrambi sono congiunti ancora alla roccia viva, il che dimostra ad evidenza che gli antichi Egizi lavoravano i loro monumenti nelle cave stesse.

L'isola Elefantina, poc'anzi rammentata, giace in mezzo al Nilo di fronte ad Assouan. Fu un tempo splendida sede dei Re della Vª Dinastia, che da Menfi trasportarono la capitale in quell'isola (anno 2703 avanti Cristo) ed era denominata il giardino del Tropico.

Quanto tristamente deserto è ora il luogo, ove un dì sorgeva una delle Metropoli dei Faraoni!

Tutto fu distrutto dalle ingiurie del tempo e dalla mano dell'uomo e non vi rimane che un nilometro (misuratore graduato per le altezze del Nilo) sapientemente restaurato sotto ai Khédive ed unico ricordo di lontani secoli.

Dal lato meridionale dell'isola si spiega all'occhio del visitatore un quadro eccessivamente selvaggio ed in pari tempo affascinante. Un labirinto di scogli di granito si stende a lui davanti; fra gli scogli stessi vede egli il Nilo, che qua scorre rapido e là si arresta e riposa imprigionato da barriere di pietra e fa da specchio al sole.

Splendide erano le feste che nell'isola Elefantina si celebravano in onore del loro fiume prodigo di tanti benefizi. Da greche memorie risulta che in quell'occasione si lanciavano nella spumeggiante corrente due coppe, l'una d'oro, l'altra di argento a simbolo del sole e della luna.

A poca distanza da Assouan il Nilo attornia la simpatica isola di Philæ e scivolando forma la prima Cateratta detta di Assouan.

Lungo il sentiero che ci conduce, colle solite nostre cavalcature, verso Philæ il terreno muta di aspetto.