Nude roccie di granito limitano ai nostri fianchi il deserto e si cammina frammezzo a tombe e sepolcreti, sui quali si distende una sabbia giallognola, come funebre drappo. Più si procede e più la natura diventa cupa e selvaggia attorniata da innumerevoli scogliere.

Riappare poco dopo il Nilo, la cui acqua ci luccica incontro, ma pur esso schiacciato ai suoi fianchi dai monti, che si danno mano sotto al suo letto lo costringono quasi ad arrestarsi.

Ed è in quel punto che il fiume forma invece un ridente lago, in cui Philæ si specchia.

Philæ è la più vaga di tutte le isole del Nilo, ricca di templi dedicati ad Iside.

Sul fianco occidentale di Philæ si svolge la prima Cateratta.

Essa, già descritta nel Capitolo dedicato al Nilo, altro non è che una successione di Cascate non insuperabili, come ebbe a dire Cicerone il quale, descrivendo quelle acque frementi, forse per maggiormente impressionare gli animi dei suoi lettori od uditori raccontò che nello infrangersi delle acque fra quelle innumerevoli roccie producevano tale un rumore da rendere sorde le vicine popolazioni.

Seneca, Plinio, Solino, Ammiano, Marcellino non fanno che assodare queste stesse esagerazioni; e così si manipola la Storia! Forse in un tempo, ma assai remoto il Nilo non era quello che ora è. Forse un giorno esistevano vere cateratte, che ora sono scomparse; cadute di acqua imponenti e formidabili là dove ora il fiume non fa che superare un ostacolo.

L'isola di Philæ anticamente chiamavasi Phalek, da cui derivarono il nome greco Philai, in latino Philæ, che significa fine, cioè isola della fine, e questo perchè il viaggio dei pellegrini provenienti dall'Egitto aveva termine presso il santuario di Iside e presso la tomba di Osiride, che trovansi in Philæ.

L'isola ha la forma di Sandalo e misura soltanto due chilometri di periferia. Quanti splendidi monumenti e preziose reliquie in così stretto confine!

La più rinomata delle costruzioni, benchè di modeste dimensioni, che si ammira nell'isola è senza dubbio il padiglione, che fece costruire l'imperatore romano Tiberio, e che viene chiamato Kiosk, oppure il tetto di Faraone.