Ma qui fa d'uopo porre in sodo come sotto il regno di Mohammed-Alì funzionava già, come è stato accennato più sopra, un embrione di servizio postale procedente ad esclusivo benefizio del Governo.
I privati, quando sentivano il bisogno di scambiarsi le rispettive loro idee sotto forma di lettera (caso raro in quei beati tempi, nei quali il vapore ed il telegrafo non avevano ancora guastato il quieto vivere di questo bel paese) spedivano per conto proprio un messo, il quale portando l'epistola sino al luogo di residenza aveva altresì l'incarico di ritornare colla risposta.
Un servizio pubblico pertanto mancava. Questo stato di cose fu appunto il movente che suggerì al Meratti l'idea di creare i due suoi uffici; l'uno al Cairo, l'altro in Alessandria, i quali servivano allo scambio delle corrispondenze europee fra le due più cospicue città egiziane.
Il trasporto dei dispacci fra queste due lontane località veniva effettuato, a somiglianza di quanto faceva il governo per suo conto, per mezzo di corrieri a piedi, finchè nel 1856 la ferrovia, che dapprima funzionava soltanto fra Alessandria e Damanhur, poi tra Alessandria e Kafr-el Ais, venne estesa a poco a poco sino al Cairo, allacciando finalmente, con rapida comunicazione, le due grandi città del Vice-Reame.
Ed intanto ancora nuovi Uffici della Posta Europea andavano qua e là aprendosi, mano a mano che i grandi centri dell'Egitto venivano popolandosi di stranieri e che conseguentemente gli scambi ed i commerci aumentavano dappertutto d'importanza.
Ogni nuovo ufficio aperto segnava frattanto un nuovo passo innanzi, fatto dall'impresa Chini-Muzzi, che finalmente nel 1862—anno memorando—avendo oramai date prove luminose di quanto sapeva fare, con un piccolo stuolo di valenti italiani, ebbe l'insigne e forse insperato onore, di vedersi offerto dal Governo Vice-Reale il monopolio del servizio postale, nonchè il trasporto quasi gratuito della valigia sulle ferrovie dello Stato e colla sola condizione di ricambio, che le corrispondenze governative fossero trasportate e distribuite in franchigia a cura della nuova amministrazione.
Questa, dato ormai l'impulso iniziale, conforme alla legge fisica che vuole il motus in fine velocior, raggiunse tale un grado di alto sviluppo da consigliare il governo egiziano di avocare a sè cosifatto servizio, ricomprando dai signori Chini e Muzzi il monopolio, che era stato loro accordato tre anni prima e dichiarando l'amministrazione delle Poste amministrazione dello Stato.
Al Muzzi nello stesso tempo veniva offerto l'incarico, che egli accettava, di continuare a dirigere quell'amministrazione che col Chini aveva creata, mantenendosi intero quello stesso personale italiano, che lo aveva fino allora così bene coadiuvato ed autorizzandolo altresì a reclutarne del nuovo, che egli di fatto reclutò, e gli si conferiva col titolo, allora insigne, di Bey, il grado di Direttore Generale delle Poste Vice-Reali egiziane, da lui tanto validamente guadagnato e che conservò fino al 1876.
Ed ecco come una modesta, ma intelligente impresa privata, nata dal nulla, 22 anni prima, trovossi nel 1865 tanto solidamente piantata, da far nascere nel Governo la brama di farne un'amministrazione propria, la quale, per merito della sua forte organizzazione originale, nonchè (sia detto ad onore del vero) pel valore dei suoi antichi agenti continua lodevolmente nell'ufficio suo, soddisfacendo pienamente alle esigenze ognor crescenti di un pubblico oramai numerosissimo e cosmopolita.
Ogni fatica ha il suo compenso; e l'amministrazione postale deve con giusta compiacenza sentirsi a ripetere da ogni parte, che le poste egiziane disimpegnano l'ufficio loro con piena soddisfazione del pubblico da essere considerate come una delle amministrazioni governative, che meglio funzionano.