L'Egitto deve la sua vita al Nilo.

Si è detto e si ripete con ragione, che l'Egitto è il Nilo; senza il Nilo non esisterebbe l'Egitto. L'estensione della coltivazione è in modo assoluto dipendente dalla estensione della piena. Dove l'acqua si arresta, là comincia il deserto. Il limite è così nettamente determinato, che, in certi luoghi riesce facile avere un piede sul terreno coltivato e l'altro sulla sabbia improduttiva. Da un anno all'altro questo limite può spostarsi in modo notevole, coll'addivenire fertili, o col rimanere aride regioni intere, a seconda che il Nilo avrà concesso o rifiutato il beneficio delle sue acque. Le gioie o le disillusioni che le inondazioni da mille e mille anni serbavano all'Egitto dei Faraoni anche il vecchio Nilo le serba tuttora all'Egitto dei Khédive. Il Nilo è l'arbitro assoluto della ricchezza o della miseria. Per dimostrare quante svariate attrattive offra al viaggiatore questo fiume sovrano è noto il detto: Colui che beve una volta l'acqua del Nilo ritorna a berla.

E poichè la prosperità dell'Egitto è tutta dipendente dal suo gran fiume, credo conveniente il dedicarmi con qualche larghezza allo studio di questo importante corso d'acqua.

Il Nilo ha una lunghezza di 6500 chilometri[3].

Dalle alte catene di montagne nevose, che a levante ed a mezzogiorno limitano l'altipiano dell'Africa centrale, si precipitano molti torrenti e fiumane che, riunendosi tosto, formano al fondo della valle una serie di bacini sovrapposti gli uni agli altri, da cui le acque, ormai confuse in uno stesso letto, scendono al Nord.

Abbandonando la regione dei grandi laghi, donde trae le sue sorgenti, il Nilo corre attraverso ad immense praterie interrotte da boschi e da paludi. Piega in seguito leggermente a levante come se si volesse gettare nel Mar Rosso; ma arrestato a mezzo cammino da un massiccio montagnoso, che gli impedisce di procedere oltre, si raddrizza verso Nord, e poco dopo di avere ricevute le acque dell'Abissinia urta contro l'altipiano del Sahara, che lo costringe a scavarsi un letto tortuoso. Da questo punto il corso del fiume è sovente ostruito, ed ora stretto fra catene di monti, ora spaziando per vasta pianura scende poi lentamente verso il Mediterraneo, senza più ricevere nessun altro affluente. Il territorio compreso fra l'ultima Cateratta del Nilo nella sua discesa al mare ed il mare stesso costituisce l'Egitto.

Il primo viaggiatore che abbia visitato l'Egitto, od almeno il primo che ci abbia lasciato il racconto del suo viaggio, è Erodoto di Alicarnasso, il quale ha riassunta la sua impressione su questa terra delle meraviglie in una sola frase più volte ripetuta: «L'Egitto è un dono del Nilo.»

Per formarsi un'idea di quel che diverrebbe questa regione, se privata dell'opera fecondatrice del suo fiume, basta il vederla un mese prima del solstizio d'estate, cioè nel periodo delle acque più basse.

Il Nilo in questo periodo scorre lentamente in uno stretto confine riducendosi alla metà della sua larghezza ordinaria; le sue acque sono torbide, quasi stagnanti e limacciose; estesi banchi di sabbia o massi scoscesi di nero fango cotto e ricotto dal sole ne formano le sponde. Al di là tutto è sabbia e sterilità tormentate dal vento caldo e polveroso detto il Khamsin, che aumenta la desolazione generale.

Il primo indizio del finire di questa terribile stagione è manifestato da un forte vento del Nord, che anima la natura tutta, calmando in parte gli ardori di un sole cocente.