La Cateratta o meglio la Cascata di Sabaloka ha una lunghezza di chilometri 17. Comincia al Sud, come già si è detto, al picco di Raoyan, e termina al Nord all'isola di Marnad.

La differenza di livello fra i due punti estremi superiore ed inferiore è di circa 13 metri. I due passi più pericolosi sono quelli al Sud ed al Nord dell'isola di Raoyan. La velocità delle acque è tale che il loro profilo trasversale è rappresentato da un arco di circolo, di cui la corda nella parte centrale della corrente si eleva oltre ad un metro al disopra del livello dell'acqua, che scorre lungo le sponde.

Il pilota che s'impegna alla discesa del Sabaloka deve, in quel passo difficile, mantenere la sua barca sulla linea che segna il culmine delle acque, altrimenti se appoggia a destra od a sinistra non gli riesce più di governarla, e va indubbiamente a sfracellarsi contro una delle numerose roccie.

Questo fenomeno non si avvera soltanto nel passo del Sabaloka, ma è pure accertato da diversi esploratori in altri punti del Nilo e specialmente alla 3ª od alla 4ª Cateratta, come vedremo in seguito.

Spinte da un forte vento del Nord, le barche impiegano due giorni a rimontare il Sabaloka (17 chilometri) durante le alte acque, nel qual tempo la velocità della corrente è di cinque metri per secondo. Alla discesa un buon pilota non mette più di due ore per uscire dalla Cateratta. Durante la magra la navigazione diventa più difficile frammezzo a quella lunga sequela di scogli, i quali non formano tuttavia il più serio degli ostacoli che devono vincere le navi percorrenti il Nilo da Khartoum ad Assouan.

A valle dell'isola di Marnad, la quale, come si è poc'anzi accennato, segna l'estremo limite a Nord della Cascata di Sabaloka, il fiume si estende per una larghezza considerevole e corre libero da ogni ostacolo sino a Chendy e Matammeh, villaggi situati quasi dirimpetto l'uno all'altro. Il primo, che fu un tempo centro popolato, è al giorno d'oggi quasi deserto; essa sentì acerbamente le crudeli misure di vendetta prese da Mehemet-Ali-Pacha verso i suoi abitanti per punirli dell'omicidio di un suo figliuolo. Il secondo villaggio (Matammeh), obbiettivo della spedizione inglese del 1884, inviata a soccorso del generale Gordon, era stata scelta in precedenza, quale punto estremo di una ferrovia, che partendo da Wady-Halfa, costeggiando il Nilo sino ad Amboukol, al chilometro 600, avrebbe attraversato dal Nord-Ovest al Sud-Est il deserto di Bayouda e sarebbe venuta a sboccare a Matammeh al chilometro 889. Questa linea, che doveva raccogliere tutto il commercio dell'alto bacino del Nilo e portarlo in Egitto, ebbe soltanto un principio di esecuzione.

Sotto a Chendy si riscontra una serie di alti fondi conosciuti col nome di Abou-el-Ramleh assai difficili ad oltrepassarsi dalle barche, che vengono dal Nord. Sulle rive del Nilo, non potendosi in quel percorso praticare vie di alaggio, le navi sono costrette a mantenersi in mezzo alla corrente e ad attendere che il vento permetta loro di rimontarla.

I vapori, ai quali occorra una profondità di acqua minore di 0,90, possono, senza difficoltà, percorrere questa parte del Nilo durante tutto l'anno e nei due sensi.

Nelle piene e quando non vi è calma perfetta, il vento viene quasi costantemente dal Sud; le barche, che oltre ad avere il vento sfavorevole devono lottare contro la corrente, impiegano più di un mese a percorrere la distanza che separa Kendy da Khartoum.

Nel periodo della magra si produce l'effetto opposto; i venti soffiando allora dal Nord contrastano la discesa delle navi, che la corrente non ha più la forza di trascinare.