Ma non c'era nessuna perfidia in quella parola. Era un'impressione che riceveva, e la esprimeva in tutta sincerità. Se l'Amalia fosse stata viva l'avrebbe espressa ugualmente a lei, senza per questo cessare di chiamarla, nel linguaggio artifizioso delle lettere Cara Speranza.
Infatti, quando stesero la morta nella bara, egli si fece il segno della croce rapidamente e come di soppiatto, ma arrossì molto, e gli luccicarono gli occhi. Poi uscì ed andò ad aspettare il corteggio funebre a cinquanta passi dall'ospedale, fingendo di leggere un affisso. Lasciò sfilare il funerale modesto, poi si mise a seguirlo di fianco come se camminasse da quella parte per pura combinazione, e con quel mortorio non avesse nulla a che fare. Però giunto al cimitero entrò dietro gli altri, e rimase un po' in disparte col capo chino finchè fu coperta la fossa.
Nel ritorno l'altro fratello della morta gli si accostò, e senza saluti nè parole di benvenuto, gli disse guardandosi la punta degli scarponi:
— Sicchè la povera Amalia se n'è andata...
Egli crollò il capo, scosse le spalle, come per cacciarsi un gruppo dalla gola, poi rispose:
— Ma!
E gli voltò la schiena.
Mio padre raggiunse il soldato, e gli spiegò come a lui non fosse toccato nulla della piccola eredità, in causa dei fratelli. Ma che, per riguardo a quella povera anima, noi avevamo ritenute le lettere di lui, e che poteva venirle a prendere.
— Oh! sono sciocchezze!
E diede una grande scrollata di spalle. E, per quanto mio padre lo interrogasse, non ci fu verso di fargli dire se voleva riaverle, o se s'avevano da bruciare.