Superato il ribrezzo che gli inspirava il ricordo dell'atto codardo del suo nemico, il professor Navaro aveva ripreso il suo accento vivo, e tirò via a narrare, come se risentisse ancora quelle impressioni, e vedesse quelle scene.
«Alla prima non avevo capito; la puntura era stata così lieve, che non avevo pensato alla gravità del caso. Subito però, vedendo il terrore di tutti, l'idea orrenda della morte m'invase, e, reagendo con tutta la forza della mia giovine vita, mi posi a gridare:
«— L'amputazione! Bisogna amputare la mano!
«Ma la confusione, l'urlìo, il trambusto erano tali, che non potei essere udito, e dovetti ripetere più volte:
«— Sentite! sentite! Dacchè non soffro nulla, è segno che il veleno è localizzato. Amputando la mano si può forse salvarmi.
«Tutto questo era accaduto rapidissimamente; non eran passati due minuti dacchè ero stato ferito. Eppure, dovendo parlar forte per esser inteso, sentii di dover fare una certa fatica; ed ancora, la mia voce non suonò alta in proporzione dello sforzo fatto: l'udirono appena i più vicini, e furono loro che lo dissero agli altri, e subito si ripetè da tutte le parti:
«— L'amputazione! L'amputazione! È inutile! Ma chissà? Si può tentare!
«— Un chirurgo! Nella scuola di chirurgia!...
«Parecchi studenti si precipitarono fuori in cerca del chirurgo. Intanto si continuava a darmi del rhum ed a domandarmi:
«— Che cosa sentite? Soffrite molto?