— Povero Carlo! Che il Signore abbia pietà di te povero figliolo!
Carlo guardava cogli occhi sbarrati senza trovar nulla da dire.
Gli entrava nel cuore un sentimento nuovo pel suo nonno. Gli pareva di dover fare il segno della croce davanti a lui, e parlare sommesso come in chiesa. Lo invadeva il primo senso di dolore, e gli dava un'aria smarrita.
Stettero un pezzo in silenzio, uno accanto all'altro; poi la monaca, vedendo che non dicevano nulla e soffrivano, e che le ciarle della Margherita, a cui nessuno dava retta, stordivano il malato, volle abbreviare quella vista e disse a Carlo.
— Via, dai un bacio al nonno, e poi vai a casa a pregare per lui, che possa guarir presto.
Il vecchio sporse avidamente la faccia per ricevere quel bacio, ed il fanciullo se gli strinse accanto, nascose il volto sulla spalla di lui, e sfogò in un pianto convulso la passione dolorosa ed ignota che gli gonfiava il cuore.
Suor Maria lo tolse di là, e tenendolo per mano, lo ricondusse fin in fondo alla corsia dicendogli delle parole carezzevoli e consolanti:
— Il nonno sarebbe presto tornato a casa; Gesù Bambino l'avrebbe fatto guarire, per fargli passare un bel Natale col suo nipotino...
Poi alla porta, mentre aspettava la Margherita, a cui il malato aveva accennato di voler parlare, si accoccolò, si strinse il bimbo tra le braccia, e lo baciò sulle due guancie.
Erano i primi baci di donna su quel volto di fanciullo. Due ore prima, nella sua timidezza selvatica, egli se ne sarebbe scansato rozzamente. Ma, in quella disposizione d'animo penosa, nell'abbandono che lo impauriva, sentiva il bisogno di attaccarsi a qualcheduno, ed apprezzò tutta la dolcezza di quell'atto.