Lui si chiamava Fausto; aveva poco più di trentacinque anni, ed era artista di canto; tenore.
Lei era una di quelle signore eleganti di cui si dice sempre il casato ed il titolo, e si possono frequentare un mese senza saperne il nome.
Non si conoscevano. Fausto era stato a Pegli, dove un'altra dama di Milano gli aveva dato una lettera di presentazione per la contessa Floralio di Santigliano, che doveva trovare a Recoaro.
— Una donnina elegante, spiritosa, simpatica; una giovine vedova.
Fausto aveva incontrati a Recoaro molti conoscenti: aveva domandato della contessa:
— Aveva realmente le attrattive che gli avevano detto?
— Sì; Ma aveva delle timidezze da provinciale. Non osava stare all'albergo. Aveva preso alloggio da una famiglia ammodo; una mamma grassa e tre giovinette magre che si tirava sempre dietro come un'aureola di onestà.
Fausto rimise nel portafogli la lettera di presentazione.
Colla sua bella e florida gioventù, col suo carattere leale, il suo spirito sereno, il suo gran nome, e la fortuna che gli sorrideva, non aveva che a presentarsi per incontrare delle simpatie, non gli occorrevano lettere.
Da due, tre, dieci persone, la contessa s'intese dire che era arrivato Fausto, il più celebre dei tenori viventi, che cantava una sola stagione dell'anno al Covent-Garden o a Pietroburgo, ed in due mesi di trionfi e di gloria, si faceva una rendita da principe. Tutta Recoaro era agitata dalla speranza di udirlo.