— Sì. Penso che è un po' volubile.
— Può darsi, rispose Fausto.
Poi accorgendosi che aveva detto una fatuità, soggiunse:
— Non voglio contraddirla. Ma da che lo argomenta?
— Fino a ieri s'è tenuto in tasca una lettera a maturar la data, per evitare di vedermi; ed oggi vorrebbe essere vecchio e brutto per accompagnarmi.
— Fino a ieri non la conoscevo.
Fausto sarebbe andato lontano su quella via, ma lei si limitò ad inchinarsi ridendo al suo complimento, e parlò di altro.
Non insisteva mai sui discorsi, quando cominciavano a prendere una piega galante; li lasciava cadere, salvo ad intavolarne altri che seguiva fino allo stesso punto, per piantarli lì daccapo. È un gioco che piace molto alle belle donnine; un gioco pericoloso. È come quella mezza ebbrezza che procura l'oppio, quell'esaltamento lieve che si attinge in un bicchiere di Sciampagna, un'ebbrezza, un esaltamento innocenti, ma terribilmente arrischiati. Un altro bicchiere di Sciampagna, un grano d'oppio di più, possono trascinare all'ubbriachezza e magari alla morte. Vi sono tante esistenze oneste che pericolano a questo gioco.
La sera, Fausto e la Contessa si rividero al passeggio, l'indomani alla fonte, e così via, come accade sempre alle acque ed ai bagni. Si fa vita insieme e si è presto amici.
Erano sempre contenti di ritrovarsi, si mettevano subito in allegria. Ma non erano mai soli. La Contessa giungeva inevitabilmente accompagnata dalle signorine Asting, e la conversazione era generale.