Più tardi, quando s'incontrarono alla fonte, la Contessa non era più timida e peritante; colla sicurezza della felicità, si lasciò dietro un tratto la sua inevitabile tutela, e, per la prima volta, lei e Fausto, si trovarono liberi di parlarsi senza testimoni. Ma si erano detto tutto in quel lungo silenzio d'amore, si sentivano d'accordo. Si strinsero la mano; poi Fausto le offerse il braccio, e si avviarono lentamente inebbriati e felici, appoggiati l'una all'altro, come dovevano esserlo per tutta la vita.


UNA VOCAZIONE.

— Cosa volete? È una necessità... disse il signor Cantinelli avviandosi verso l'uscio, con un sorriso un po' forzato, sul viso giallastro. Il Signore m'ha tolta troppo presto la vostra povera mamma... Cosa fare? Cosa fare?

Le due ragazze erano sedute una in faccia all'altra, nel vano della finestra, ai due lati d'un gran telaio sul quale era stesa una stoffa di seta bianca, destinata a diventare, quando il ricamo fosse finito, uno stendardo da portare in processione per la festa della Madonna del rosario.

Non alzarono gli occhi dal lavoro, e non risposero.

Il signor Cantinelli stette un momento esitante tra il parlare ancora e l'andarsene. Aveva detto quanto doveva dire; la nuova ufficiale del suo secondo matrimonio. Ma quel silenzio, quella freddezza delle sue figliole, lo lasciavano scontento. Era buono; avrebbe voluto vedere tutti soddisfatti. E d'altra parte, non poteva nè voleva rinunciare alle seconde nozze. Cercò di strappare una parola d'approvazione alle ragazze dicendo:

— Il Signore ha stabilito così, e sia fatta la sua volontà, nevvero figliuole?

— Tu sai quel che fai babbo... rispose la Bianca in fretta, senza guardarlo.

La Paola non rispose affatto.