La Paola aveva finito per isolarsi quanto era possibile, nella sua cameretta.
Lavorava e pregava in silenzio, teneva sempre gli occhi bassi, ed a poco a poco, la sua ritrosia sempre allarmata, le aveva dato un aspetto rigido.
Un giorno il signor Cantinelli la prese a parte e le disse:
— Sai, figliola mia, che t'avvicini ai ventitre anni? Non è per dire che invecchi, gioia mia, ma perchè è tempo di darti marito. Sono certo che lo desideri.
— No, no, no! esclamò arrossendo la Paola.
— Via! tutte le ragazze dicono così. Ma quando lo trovano sono contentone. E tu l'hai trovato.
— Non m'importa: Non lo voglio...
— Ma, no, bimba mia. Non far la ritrosa. Credi che io non abbia capito che tu ci pativi a veder me e la Rosa che ci vogliamo bene? Ho visto che avevi spesso gli occhi rossi, specialmente dacchè abbiamo delle speranze... Si sa, una ragazza alla tua età, desidera d'andare a posto anche lei, e la vista della felicità degli altri aumenta la sua impazienza...
— Babbo. Ti giuro che non desidero di maritarmi. Voglio farmi monaca... esclamò la Paola tutta nervosa.
— Non hai mai manifestata questa vocazione, Paola cara. È mio dovere di esortarti a pensarci seriamente. Darsi al Signore è una buona, una santa cosa; ma bisogna averne la vocazione; ed io credo d'aver osservato che tu hai delle altre aspirazioni...