Quei tre anni, durante i quali era stata bene alloggiata e ben nutrita, non avevano quasi punto invecchiata l'Amalia; ma non erano neppur riusciti ad abbellirla. Pareva la stessa del primo giorno che l'avevamo veduta.
Soltanto, a misura che s'avvicinava il ritorno del bersagliere, la gioia che le traspariva dagli occhi, dal ridere beato, da tutta la persona, la rendeva quasi bella.
Non mancavano che quindici giorni all'arrivo del bersagliere quando io mi ammalai d'una febbre intermittente e dovetti stare a letto. Mio padre che, sebbene fosse molto burbero, mi voleva bene, chiamò subito il medico, e mi curò come se si fosse trattato di una malattia grave. La povera Amalia, che m'aveva preso tanto affetto, era spaventata all'idea che dovessi ancora stare in letto quando sarebbe tornato il bersagliere. Domandava dava ansiosamente al medico:
— Potrà alzarsi per il giorno quindici?
Il quindici di novembre era il gran giorno che lei aspettava da sette anni.
La mattina del dieci si alzò lei con una guancia enormemente gonfia. Ma diceva di non soffrire affatto, era semplicemente una flussione.
— Purchè il bersagliere non mi trovi col viso storto!
Era la sola cosa di cui si desse pensiero. Poi soggiungeva:
— Gli farebbe troppo dispiacere di trovare ammalata la sua: «Cara speranza.»
Non era la vanità che le stava in mente, era il desiderio che nulla turbasse la gioia del suo fidanzato. Quando venne il medico, e l'Amalia andò ad aprirgli sfigurata a quel modo, egli la interrogò sul suo male, le tastò il polso, poi la mandò a letto, ed entrò da me tutto serio ed accigliato.