— «Non-se-ne-par-li-al-tro!
«Le signore erano tutte confuse; e la Liprandi maggiore, tutta rossa in viso, si rivolse a noi, e senza badare alle nostre mani stese, ci disse con accento di stizza:
— «Brave, voi! Ci fate fare delle belle figure!
«E la loro mamma colla parrucca, soggiunse:
— «Ma sicuro! Domandavamo al vostro nonno di questo ballo.... Pare che ve lo siate sognato! Bisogna pensarci, prima di parlare, mie care... Avete montata la testa a queste ragazze... Le avete fatte lavorare a cucirsi gli abiti... E poi ne abbiamo parlato con tutti... Ora come si fa a dire che non era vero?
«Noi ci affannammo a protestare che era vero; che il nonno l’aveva detto lui, e che noi non si poteva a meno di crederlo.
«Ma parlavamo come d’un terzo lontano, senza osare di rivolgere la parola al nonno per rinfacciargli la promessa mancata.
«Quanto a lui, aveva detta la sentenza che troncava ogni questione, aveva respinta da sè una idea importuna, come si scaccia una mosca, e non si curava affatto delle lagnanze di quelle signore, nè del nostro imbarazzo.
«Ai suoi occhi le ragazze erano esseri così assolutamente dipendenti, che non ammetteva che nessuno potesse aver dato valore alle nostre parole non confermate da lui. Ed avrebbe riso se gli avessimo detto che noi ci prendevamo tanto sul serio, da crederci impegnate in faccia alla società per quella promessa mancata.
«Da quel giorno l’amicizia delle Liprandi fu inesorabilmente perduta per noi.