«E l’anno seguente andammo a parecchie festicciòle, e ce la cavammo alla meglio, pestandoci i piedi tra noi. Ed anche più tardi, quando io era un giovinotto e lei una signorina da marito, la Giovannina era molto ricercata dai ballerini migliori, ed io potevo scegliere fra le signore, perchè ero conosciuto per un famoso ballerino.»
La lunga storia del nonno ci fece ridere, ma non ci persuase. E la signora Giovannina, che amava sfoggiare le idee moderne per ringiovanirsi, osservò:
— Queste sono coso d’altri tempi, Andrea. Ora se una signorina si mettesse a ballare a quel modo, senza saperne nulla, la metterebbero sulla Vendetta.
— Il nonno corresse ridendo: Vedetta.
Era un giornale che usciva a Novara con questo titolo, che la signora Giovannina non aveva mai capito cosa volesse dire; e si ostinava a chiamarlo «Vendetta» per dargli un senso nella sua mente. Per cui alla correzione del nonno, ribattè appoggiando forte sulla n: «Venn-detta.»
E ricominciarono le eterne spiegazioni e discussioni su quel titolo di giornale, che si ripetevano ogni sera, senza che la signora Giovannina si persuadesse mai.
Intanto le nostre lezioni di ballo andarono a monte, e noi imparammo a ballare da noi, come potemmo, e la Vedetta non ne parlò.
Ma ora credo davvero che, quando tocca una sventura simile alle nostre bambine, non sia fuor del caso che qualche giornale di sport rimandi alla storia il fatto memorabile.
Come il nonno imparò a sonare il flauto
Questa storiella il nonno ce la narrò solennemente nel salotto della direttrice, ed ecco in quale circostanza.