— Per carità! — susurrò il signor Zeta accostandosi a lei come per aiutarla ad avanzare il tavolino. — Non parli a mia moglie...
— Ma che si crede? — rispose con disprezzo la bella donna; — se i signori non sono più gentiluomini, le signore sono sempre gentildonne. . . . . . . . . . . . .
— Che coraggio! — esclamò la graziosa signora Zeta rivedendo l'amica. — Ha osato uscir sola ancora?
— Ah, ora sono sicura di non trovarmi più tra i piedi quel signore. Ha avuta una lezione ammodo.
— Ed è Stato mio marito a dargliela? Che bravo Giorgio! Mi racconti.
— No; voglio lasciargli il piacere di raccontargliela lui.
Non si sa che gesta eroiche si sia attribuite il marito per cavarsi d'impaccio. Ma la sua bella donnina fu tutta orgogliosa d'aver uno sposo tanto serio e cavalleresco, e quel fatto rialzò di molto la sua ammirazione e la sua fiducia in lui.
Giorgio l'amava tanto, che la indusse quell'anno ad andare in campagna ai primi di aprile perchè non vedeva l'ora di rinnovare in quella solitudine la sua luna di miele.... e di fuggire il supplizio delle partite a bezigue.
NOTA:
[1.] Questo racconto è scritto da più anni. D'allora i regolamenti hanno subite molte modificazioni, e gl'inconvenienti che io deploravo furono in gran parte rimediati.