— Sarebbe forse meglio.
— Anch'io credo che sarebbe meglio, — riprese. Poi domandò:
— Cosa farebbe se perdesse l'impiego?
Io stavo appunto figurandomi il mio ritorno al paese in quello stato, i commenti degli altri, la mia umiliazione. A quell'idea il coraggio mi mancava, l'amor proprio mi dava la forza d'esitare ancora; e risposi:
— Non so quel che farei. Non so.
— Sa cosa dovrebbe fare, Maria? — susurrò con dolcezza il mio commensale.
— Che cosa, signor Marco?
— Dovrebbe rinunciare all'ambizione di bastare a sè stessa; dovrebbe accettare l'appoggio che le offre un uomo di cuore, un amico che le vuol bene....
Parlava sommesso, e gli oscillava la voce, e nel dire che mi voleva bene cercò di prendermi la mano. Io ero così delusa, così avvilita, che avevo paura di tutto; vedevo soltanto insulti e vergogne; ritirai la mano con dispetto e lo respinsi per andare nella mia camera. Ma egli mi trattenne e riprese:
— Non mi giudichi male, Maria; non intendo farle torto. Sa pure che nessuno la rispetta più di me, poverina. La proposta che le faccio può dispiacerle forse, ma non può offenderla. — Sono vecchio per uno sposo, e lei è molto giovane per me; ma le voglio bene, mi creda; proprio di cuore, e se mi vuole.... non so come dire.... non sono un eroe da romanzo; ma sarò un buon marito, e credo che non si troverebbe male in casa mia; sarebbe signora e padrona, di me, della casa, di tutto.