— Domani manderà le lettere a me. Le bruceremo senza aprirle, e non ne parleremo mai più.
— E non mi manderai via? — dissi non potendo credere a tanta gioia.
— Perchè dovrei mandarti via, poverina? — Perchè tu dovessi ancora appigliarti ad un impiego insufficiente a farti vivere, ed essere trascinata dalle circostanze e dal bisogno a transigere col tuo decoro?
— È soltanto per non espormi a quel pericolo che non mi scacci? — domandai sentendo gelarmi il cuore al pensiero che di tutto il suo bell'amore non mi fosse rimasta che un po' di compassione.
— È perchè ti voglio bene, e ti perdono; — mi disse abbracciandomi.
E d'allora la pace è tornata nel mio cuore e nella mia casa.
Ma ogni volta che sento declamare sull'emancipazione della donna, sulla produzione sociale a cui ha diritto, deploro queste novità pericolose, che rendono le giovinette indipendenti, e le allontanano dal loro ambiente naturale, che è la famiglia. — Vorrei che gli impieghi pubblici accordati alle donne, fossero dati esclusivamente alle vedove o alle giovani mature, e che avessero un compenso sufficiente, per farle vivere senza stenti; perchè la miseria è una triste consigliera. — Vorrei che le questioni sociali non facessero perder di vista le questioni morali. — Ora che ho fatto una prova dolorosa, e che sono madre anch'io, penso come la mia povera mamma:
— Meglio trecento lire soltanto, ma vivere in famiglia, e lavorare in una scuola ad educare dei bimbi con fatica materna e moralizzatrice, che guadagnare tre volte tanto, sole, giovani, ed inesperte, facendo l'impiegato lontano dai nostri protettori naturali.