Con un moto istintivo mi allontanò da sè e si rizzò in piedi. Io pure ero rimasta in piedi a capo chino, e piangente. Ma egli riprese subito la sua calma da uomo giusto. Venne a fermarsi dinanzi a me e mi disse:

— Via, spiegati. Alza il volto e guardami.

Io obbedii e fissai timidamente ne' suoi, i miei occhi pieni di lagrime. Marco riprese guardandomi fin nell'anima:

— È vero che la madre di mio figlio non è una moglie onesta? È vero, Maria?

— No, no, no, non è vero! — urlai con un grido disperato, un vero grido di madre.

— Allora siedi qui; calmati e parla.

E, sedendo egli stesso, mi additò una poltrona accanto a lui; era serio, ma senza rigore.

Io gli dissi tutto. Il ritorno d'Edmondo, le sue lettere, il supplizio degli appuntamenti, fino a quel giorno in cui non avevo più avuto il coraggio di sopportare quella tortura, e nella mia stessa debolezza avevo attinta la forza di confessarmi a lui, e di morire.

— Quando dovresti andare? — mi domandò con voce addolorata.

— Domani — susurrai.