— Ma sì, non me l'avevi mandata tu stessa?
— Credevo che non ti fosse giunta.
— Sì, mi è giunta la vigilia delle nozze.
— Ma perchè non m'hai detto nulla?
Egli mi rialzò abbracciandomi; mi fece sedere sulle sue ginocchia, e carezzandomi amorevolmente la fronte ed i capelli, riprese con un accento di clemenza che mi spezzava il cuore:
— Perchè sapevo già tutto, anche prima che tu mi scrivessi quella lettera. Perchè t'avevo domandata in moglie, appunto per toglierti dalla falsa posizione in cui t'avevano posta. Perchè ti compiangevo e ti perdonavo. Perchè in gran parte la colpa non era tua; eri troppo giovane per allontanarti dalla mamma, per viver sola, per saperti condurre da te stessa nelle difficoltà della vita. La gioventù ha bisogno di guida. L'amore è un sentimento naturale, un istinto. Posta nell'occasione è certo che se non oggi, domani, una fanciulla s'innamora. Se è sola, libera, se non ha accanto una tutela che la trattenga a tempo, la passione la domina. Negli animi gentili, il pudore stesso può essere una tutela sufficiente. Ma quando una ragazza s'è avvezza a trattare gli uomini come compagni d'ufficio, a non arrossire dinanzi a loro, il primo pudore istintivo è già vinto, — e la caduta è più facile.
Io l'ascoltavo con raccoglimento, e mi ripetevo nel cuore ogni sua parola. — Era lui che mi scusava come avrei voluto scusarmi io stessa se avessi potuto parlare. Come faceva a leggere così nel mio cuore? — Era superiore in tutto. Chissà? Forse avrebbe avuta la clemenza di perdonarmi anche dopo la confessione che stavo per fargli. Dio perdona le più gravi colpe, ed egli era buono e grande come un Dio.
— Ed ora cosa debbo fare, Marco? — gli domandai timidamente.
— Cosa devi fare? — Ma nulla. Devi continuare ad essere una brava donnina, onesta, come sei stata sempre dacchè mi hai sposato....
— Ma io non sono una brava donnina, non sono onesta! — esclamai con uno slancio di lealtà, non potendo tollerare quegli elogi immeritati.