Devotissima sua
La marchesa Colombi.

LETTERA PRIMA.

Filadelfia, 5 gennaio 1878.

Mia cara,

Oggi tutti i giornali cittadini si occupano di un originale che morì ieri l'altro; un tipo strano che ti voglio descrivere perchè forse ti gioverà in qualcuno de' tuoi romanzi.

Tanto, non avrei altre notizie da darti, perchè mio marito è sempre fuori per i suoi affari, Ettore è in collegio, ed io muoio di nostalgia, al solito.

Ti dissi che m'ero abbonata al teatro di Walnut-Street. Ci andavo ogni sera coll'assiduità d'una persona annoiata che cerca distrarsi. Qui posso andar sola al teatro in assenza di mio marito. A Milano mi sarebbe sembrata un'enormità.

Dal mio palco potevo vedere tra la prima e la seconda quinta, un ometto piccolo, magro con un viso tutto zigomi, colle labbra così sottili che la sua bocca pareva una ferita cicatrizzata, col naso anch'esso sottile come una piccola parete di cartoncino, un paravento messo là fra due guance, perchè l'occhio destro non potesse vedere quello che accadeva a sinistra. La testa era completamente calva, ed ai due lati del paravento luccicavano due occhietti piccoli, neri, vivacissimi, irrequieti, guarniti di ispide ciglia rossiccie, dalle quali si poteva argomentare che quando quell'uomo aveva avuto dei capelli, erano stati rossi.