Era un operaio del teatro. Un buon operaio; tutto il giorno lavorava alle scene, agli attrezzi, ai sipari, a tutto il meccanismo del palcoscenico che io non conosco. Ma la sera non faceva nulla. Non bisognava contare su lui.

Prima che si accendessero i fanali era là al suo posto fra la prima e la seconda quinta, ascoltando ogni parola, seguendo ogni gesto, cogli occhi scintillanti, la bocca semi-aperta, la persona protesa innanzi, completamente elettrizzato da quanto vedeva ed udiva.

Erano quarant'anni che faceva quella vita; era entrato al servizio del teatro a sedici anni, ed ora ne aveva cinquantasei.

S'era ammogliato tardi, ed aveva sposato una cameriera del console francese, che aveva imparato per pratica la lingua dei suoi padroni, e ne andava superba. Ma l'amore per la giovane Bess non lo aveva distolto dal suo grande amore per l'arte. Era questa per lui una specie di mania.

Pare che non avesse mai compreso precisamente cosa fosse l'artifizio drammatico; e confondeva bizzarramente nella sua testa la finzione colla realtà.

Sapeva che i signori del teatro — come diceva lui — studiavano una parte; vedeva che gli stessi avvenimenti si ripetevano moltissime volte, organizzati sotto un dato titolo; capiva che quei personaggi morivano sul palcoscenico, poi tornavano a vivere dietro il sipario. Ma, malgrado ciò, quei personaggi per lui esistevano realmente; li identificava cogli attori, ed in ogni dramma vedeva una parte di vero.

Qualche volta, filosofando coi suoi compagni operai un po' demoralizzati che dubitavano dell'immortalità dell'anima, Tobie Reed era uscito a dire, come prova di quanto egli credeva con fede profonda, che aveva veduto Otello uccidere Desdemona e poi uccidere sè stesso al Walnut-Theatre, la tale sera e la tale altra, e poi li aveva riveduti tutti e due trasformati in Giulietta e Romeo, o in Fausto e Margherita.

Tutti i frequentatori del Walnut-Theatre conoscevano le piccole manie di Tobie, come lo chiamava con accento francese la Bess. Era divenuto celebre per una scena buffa.

La sua grande ambizione, l'aspirazione della sua anima da artista, era quella di rappresentare una parte sul palcoscenico, una parte qualunque; non ci metteva orgoglio.

— Sia pure da servitore o da spazzino — diceva. — Sono un povero operaio, e non potrei diventare un signore nè un re. Ma se potessi comparire là fuori anch'io.....