E nell'uscire di casa bisognava prestare una grande attenzione alla prima persona che s'incontrava. — Se era un prete si moriva entro l'anno; se era un giovinotto si pigliava marito; se era una fanciulla s'invecchiava zitella; se era un soldato guai in famiglia; se era una vecchia, triste annata in ogni senso.
Ne avevamo da raccontare per tutta la giornata di capo d'anno. — E poi si narravano i doni avuti; erano doni più seri che quando eravamo bambini, ma c'erano sempre. Ogni parente portava il suo: qualche vezzo, qualche ornamento per le nostre camerette, e sopratutto libri; — abbondavano i libri. I Promessi sposi legati in rosso, volta a volta li abbiamo avuti tutti; poi L'Angela Maria del Carcano, poi la Corinne della Staël; e così via via, man mano che crescevamo, si passava dalla Bibliothèque Rose della Ségur, che ci aveva inspirati i primi entusiasmi, fino a libri meno rosei che ci facevano pensare e piangere.
Crescemmo tutti col culto delle strenne; e quando passammo dallo stato sereno e spensierato di figli di famiglia, a quella più grave assai di capi di casa, di nonni, di bisnonni, di antenati addirittura, non fu più la parte piacevole di ricevere i doni che ci dette da pensare, ma quella più difficile di farli. Tanto più difficile poi, per chi deve cavarli dai magri frutti della sua penna. — «I versi non danno pane» — dice il vecchio proverbio latino. Ed io conosco uno stornello inedito d'un poeta moderno che inaugurava un tappeto nel suo salotto, e mi ricordo che comincia così:
— «Fior di tappeti!
È un fiore ignoto al mondo dei poeti.»...
Figurarsi poi la superfluità delle Strenne! Io ci penso tutta l'annata. Ed appena passata la burrasca d'un capo d'anno, mi preparo una cartella nuova, dove raccolgo man mano i miei lavori brevi per farne un volume al capo d'anno seguente. — Quella cartella è il mio salvadanaio; è la strenna de' miei nipoti e pronipoti; è, per me, la gioia dei loro desideri appagati, dei loro baci, dei loro sorrisi; del tripudio dei bambini, delle soddisfazioni vanerelle delle giovinette, dei loro spassi, delle loro letture. — È per loro una promessa lungamente aspettata, il realizzarsi d'una speranza, una prova del mio affetto. — È per tutti un giorno di allegria, d'espansione; una festa in famiglia.
E che ansietà negli ultimi mesi dell'anno! Grandi e piccini tutti sappiamo che i doni del capo d'anno sono là in quella cartella, in quegli scartafacci della bisnonna. — Ma quelle carte non sono biglietti di banca e debbono diventare biglietti di banca; e, perchè subiscano questa metamorfosi occorre un editore.
E se l'editore non capitasse?
È una minaccia che ci impensierisce tutti, e me più di tutti.